
L’Occidente ha un grave problema con l’odio e l’intolleranza politica. L’omicidio di Charlie Kirk poteva essere l’emblema della necessità di placare i toni e di tornare a discutere in maniera civile su più livelli, dai social alle tv. Poteva tradursi in un invito a non rinnegare l’energia delle idee ma anche a ritrovare moderazione, rispetto e contenimento delle reazioni estreme. Brutte notizie: abbiamo avuto contezza che per molti, soprattutto per i giovani radicalizzati, ciò è impossibile. E così, per tanti, Kirk diventa non un martire morto per la libertà e il pluralismo, ma uno scarto della società che doveva morire.
Mentre abbiamo ancora in testa gli ultimi istanti di vita di un giovane padre di due bimbi, ucciso come un capo di bestiame solo per le sue idee, ciò che preoccupa ancora di più rispetto al singolo episodio di violenza sono tutti i gli odiosi commenti di giubilo, di soddisfazione per la morte di un uomo. Considerazioni scritte da italiani, da ragazzini, studenti universitari, adulti, professori, medici. E allora la domanda che risulta immediata è la seguente: verso quale direzione stiamo andando? Come è possibile che l’uomo abbia perso qualsiasi barlume di umanità, qualsiasi risibile goccia di empatia, persino quella che si proverebbe addirittura per il proprio nemico in battaglia, quella raccontata da De André? Perché leggendo i social nelle ultime 48 ore pare davvero così: forse l’umanità non esiste più.
Forse la sfera ovattata dei social network dove tutti noi siamo ormai volutamente imprigionati ci ha reso così egoisti e così insensibili alle istanze altrui che in tanti reputano accettabile, se non addirittura auspicabile, che chi non la pensa come loro possa essere ammazzato come un cane. Su Kirk intanto si dicono tante cose, i giornali lo etichettano oggi come un “estremista di destra”, quasi a voler mitigare quanto accaduto. Quasi a dimenticare che chi è stato ucciso senza pietà era un ragazzo che ha fatto del contraddittorio il suo format principale con “prove me wrong”, in cui dava il microfono a chi non la pensava come lui e generava un dibattito. Eppure oggi quel ragazzo viene derubricato a un novello Goebbels che ha fatto un favore a tutti andando al creatore.
Forse sbagliamo a dare ancora credito e voce in capitolo a sedicenti intellettuali che arrivano in tv e vomitano frasi inaccettabili come “Kirk se l’è cercata” oppure “Se semini vento raccogli tempesta”. No, miei cari Piergiorgio Odifreddi e compagnia, se dite una cosa del genere non siete consapevoli di vivere in una società democratica e pluralista. Perché nessuna idea in uno spazio libero deve tradursi in una aggressione fisica. Le idee si combattono con le idee, non a colpi di proiettile. Altrimenti si legittima la violenza su ogni livello e chi si riterrà ferito da un discorso o da un’idea sarà legittimato ad uccidere. È questo ciò che volete?
Forse sbagliamo anche e soprattutto a non infuriarci e a non chiedere spiegazioni dopo aver constatato che il parlamento europeo ha vietato un minuto di silenzio dinnanzi alla morte di un attivista politico, senza specificare il perché e nascondendosi dietro la burocrazia. Forse tutti i “forse” precedenti sono corretti, purtroppo. E quindi mai come oggi cresce la preoccupazione per chi si espone politicamente, socialmente, mediaticamente, senza sottrarsi al dibattito e cercando di dialogare fra mondi sempre più distanti e polarizzati ma che coesistono. E mai come ora, forse, nulla di buono si dipana all’orizzonte per il pluralismo di pensiero. Tocca non farsi piegare, tocca educare, tocca resistere. Dopotutto, citando una famosa epigrafe: “La mia libertà equivale alla mia vita”.
Alessandro Bonelli, 12 settembre 2025
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