La Albanese ha santi nel Pd: Bologna non le revoca la cittadinanza

Il Consiglio comunale non approva la proposta delle opposizioni. Chi l'aveva scaricata ora si tira indietro. Ma Merola critica. E Firenze blocca tutto

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Il 1° dicembre, durante il Consiglio comunale di Bologna, si è discusso l’ordine del giorno presentato dalle opposizioni per revocare la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. La maggioranza ha votato l’ammissibilità dell’ordine del giorno ma non l’urgenza, decidendo di non procedere con la revisione della decisione. Nonostante alcuni dissensi interni, il Consiglio non è tornato sui propri passi e a congelato ogni decisione fino a data da destinarsi.

Le dichiarazioni delle opposizioni

Matteo Di Benedetto, capogruppo della Lega in Consiglio comunale e firmatario dell’ordine del giorno, ha definito “vergognosa” la decisione della maggioranza, accusando la sinistra di non prendere le distanze da Albanese. Anche Nicola Stanzani, consigliere di Forza Italia, ha criticato la decisione, evidenziando che persino chi si era espresso contro l’assegnazione iniziale della cittadinanza ha ora votato contro la revoca.  “Tanto tuonò che poi non venne la pioggia”, ha commentatoil forzista, ricordando che anche “chi si era espresso contro la cittadinanza ad Albanese oggi in Aula ha votato contro la revoca o è uscito dall’Aula” riferendosi rispettivamente a Cristina Ceretti del Pd e a Filippo Diaco, della lista Anche tu conti, che negli scorsi giorni aveva espresso le sue criticità attraverso un post

La cittadinanza onoraria era stata conferita a Francesca Albanese il 6 ottobre scorso per il suo lavoro come relatrice speciale dell’ONU. Tuttavia, le sue dichiarazioni successive sull’incursione di manifestanti pro-palestinesi nella redazione del quotidiano La Stampa a Torino hanno sollevato dubbi e critiche. Albanese aveva commentato l’episodio dicendo: “Non bisogna commettere atti di violenza nei confronti di nessuno, ma al tempo stesso che questo sia un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro”.

Polemiche interne ed esterne

Le parole di Albanese hanno suscitato reazioni immediate a Bologna e riaperto il dibattito sulla cittadinanza. Le opposizioni, tra cui Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, hanno avanzato tre mozioni diverse per chiedere la revoca, insieme a una proposta di delibera da parte di due liste civiche. Tuttavia, la maggioranza ha ribadito il sostegno alla scelta fatta in ottobre, giustificandola con il contributo fornito da Albanese al suo ruolo nelle Nazioni Unite.

Secondo Detjon Begaj, di Coalizione civica, “sul banco degli imputati” non c’era “Francesca Albanese, ma la scelta di questa maggioranza di essere dalla parte giusta della storia, cioè dalla parte di chi, in una istituzione internazionale, ha definito un genocidio quello che è un genocidio non ancora concluso”. Insomma: criticare Albanese per le sue folli uscite sulla Stampa sarebbe un errore perché Nostra Signora dei Pro Pal “è una figura di riferimento non perché è simpatica o antipatica, ma perché ha fatto un lavoro meticoloso sul genocidio” in Palestina. Stessa idea per Giacomo Tarsitano, della lista Matteo Lepore sindaco: “Mi preoccupa l’attenzione ossessiva che si rivolge alle parole di Francesca Albanese, mentre la stessa attenzione non è stata mai data ai contenuti dei suoi report sul genocidio a Gaza”. Chiaro?

Non fa passi indietro neppure Marco Massari, sindaco di Reggio Emilia, che pure era stato preso di mira sul palco proprio dalla Albanese in uno dei suoi primi grandi scivoloni. “Le è stato dato per la sua meritoria attività di relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati e non per altre sue iniziative o prese di posizione”, ha detto. Bisogna però dire che qualche voce di dissenso inizia a sentirsi. Il deputato dem Andrea De Maria è stato il primo a chiedere a Bologna un passo indietro. poi è arrivato l’ex sindaco Virginio Merola, che ha definito “affrettata” la decisione di conferirle la cittadinanza e ha invitato la città a ripensarci. Parole a cui si è aggiunta la condanna da parte del presidente Pd Stefano Bonaccini. Firenze infatti non andrà avanti. “Pur riconoscendo il suo importante lavoro svolto come relatrice Onu Francesca Albanese in più occasioni ha dimostrato di mandare messaggi che portano a dividere più che unire nella comune causa a difesa del popolo palestinese. Per questo come sindaca della città di Firenze non ritengo opportuno consegnarle la cittadinanza onoraria”, ha detto la sindaca Sara Funaro. “L’irruzione nella sede del quotidiano La Stampa è un fatto gravissimo che ho condannato immediatamente, esprimendo solidarietà al direttore e ai giornalisti. Gesti come questo non hanno nulla a che vedere con i valori della pace e con la difesa del popolo palestinese, ancora oggi vittima di crimini gravissimi. Su quanto è accaduto alla redazione della Stampa non ci può essere una condanna con un ‘ma’. Non possono esserci moniti al giornalismo che è libero ed è presidio di democrazia. Per questo non condivido e prendo le distanze dalle dichiarazioni di Albanese. Firenze è città di ponti e di pace, ha sempre dato riconoscimenti a persone che hanno fatto enormi sforzi per unire”.

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