Nino Di Matteo sgancia la bomba. E lo fa dimettendosi dall’ANM, l’associazione dei magistrati, quella in prima fila nella battaglia contro la riforma della giustizia varata dal governo, a causa dell’eccesso di logiche correntizie.
“Nelle scorse settimane ho presentato le dimissioni dall’Associazione nazionale magistrati. Ho progressivamente nel tempo maturato questa decisione con molta amarezza. Non mi sento parte di un’associazione all’interno della quale continuano a trovare spazio logiche di appartenenza correntizia e di opportunità politica che non ho mai condiviso e che, in passato, anche da membro del Consiglio superiore della magistratura, ho cercato in tutti i modi di contrastare”, ha fatto sapere il sostituto alla Procura nazionale antimafia.
Di Matteo resta contrario alle riforme del governo Meloni. Ma le criticherà a titolo personale “come ho sempre fatto (anche quando l’Anm preferiva restare silente)”: continuerà, ha aggiunto, “ad esprimere le mie opinioni e a denunciare pubblicamente il grave pericolo che le riforme degli ultimi anni (a partire dalla riforma Cartabia e fino all’ultimo progetto di revisione costituzionale che riguarda la separazione delle carriere) rappresentano, per la salvaguardia della indipendenza della magistratura, del principio di eguaglianza di tutti i cittadini innanzi alla Legge, dell’efficacia dell’azione di contrasto alla criminalità e ad ogni forma di abuso nell’esercizio di pubblici poteri”.
Articolo in aggiornamento
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


