La candidata palestinese rimpiange Hitler? La surreale difesa di Avs

Frasi agghiaccianti su un ebreo. Ma a sinistra nessuno si indigna

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souzan fatayer

In questi giorni assistiamo a una scena paradossale, che mette in luce non solo la figura di Souzan Fatayer — candidata per Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) in Campania — ma anche l’ormai evidente doppio registro della sinistra italiana quando si tratta di affrontare le parole contro gli ebrei e lo Stato d’Israele. La Fatayer – come raccontato da Il Tempo – è finita nell’occhio del ciclone per aver ricondiviso un video sulla propria pagina Facebook con la didascalia: “LE PAROLE DI QUESTO EBREO FANNO RIMPIANGERE L’INCOMPLETA MISSIONE DI HITLER”, dove un ex ambasciatore israeliano – Dror Eydor – viene ripreso mentre afferma: “Bisogna distruggere Gaza”. Un’espressione già grave di per sé, ma l’aggiunta affidata alla didascalia supera il limite: richiamo esplicito al nazismo e uso dell’identità ebraica come oggetto di insulto politico.

E la sinistra che fa? Prima spinge per “resistenze”, “diritto palestinese”, “no agli occupanti”, legittimo dibattito. Poi, quando la denuncia riguarda chi – per usare il linguaggio comune – “ce l’ha con gli ebrei” o con lo Stato d’Israele, parte la schermaglia delle giustificazioni, della minimizzazione, del “non sono parole sue, ha solo condiviso un video”. Ecco: la posizione di Fatayer non può essere derubricata così. È responsabilità politica condividere contenuti che glorificano il disprezzo per una comunità sulla base della religione o dell’etnia. È vergognoso che in Italia — paese che conosce il significato della parola “Shoah” — questo possa essere tollerato senza conseguenze concrete.

I dirigenti di Avs, i leader che dovrebbero indicare una linea chiara (e non solo quando si tratta di populismi di destra), si sono subito attivati in difesa della candidata. “Questa è l’ennesima campagna del Tempo contro di noi, che già un anno fa mi definì, insieme agli altri leader del campo largo, ‘complice del 7 ottobre’. Quindi non stupisce. Ma vorrei che fosse chiaro che quelle non sono sue parole, sono la didascalia di un video in cui un israeliano dice cose tremende, che ai tempi scioccarono anche me. Certo, ha commesso una leggerezza nel ricondividerlo, ma è diverso dallo scriverlo di proprio pugno” la difesa surreale di Angelo Bonelli: “Quindi le do il beneficio del dubbio, che non avesse letto la didascalia? Ma quale beneficio del dubbio, lei non ha scritto quelle cose, ha ricondiviso un video. Sono frasi scritte in piccolo, ovviamente da condannare, sarebbe stato molto grave se le avesse scritte lei. Ma non è così”. Quindi non ritirerete la sua candidatura? “Le liste devono ancora essere ufficializzate, vedremo”. . Un tempismo curioso.

Ecco perché la posizione della sinistra – che vorrebbe essere il baluardo della tolleranza – diventa schizofrenica: quando l’offesa arriva da ambienti esterni, è subito sdegno; quando viene fatta propria o condivisa, è “legittima resistenza”, è “contestazione dello Stato sionista”. Il confine tra critica politica e odio viene travolto. Non è più tollerabile che chi si candida sugli ideali “antifascisti” e “progressisti” possa avere sul proprio profilo social dichiarazioni che richiamano Hitler, senza che la sinistra dica chiaramente: “Qui si ritira la candidatura”.

Ma l’elenco di sparate della Fatayer mica finisce qui. Ad agosto, la candidata scriveva: “Pensavo che non ci fosse un politico italiano più ignorante di Gasparri ma Renzi lo supera. Poveri noi”. Ancora prima, ad aprile, la Fatayer azzardava un’invettiva contro “Fassino e company”, che a suo dire si dovrebbero “solo vergognare. Penso che il 25 aprile per voi non esiste, siete dei vigliacchi, disumani e questo e poco per definirvi come tale”. Nel 2021 nel suo mirino era finito l’ex direttore di Repubblica Maurizio Molinari: “È un giornalista corrotto. Non dovrebbe essere un direttore di un giornale. Vergogna bastardo”.

Il problema non è solo Fatayer. È l’ecosistema politico che gli concede spazio: un video con “rimpiangere Hitler”, via social, che riceve rilancio e che – salvo un tentativo di canale lento – resta nel silenzio. Il problema è che ogni volte che si tratta di ebrei, di Israele, lo sguardo della sinistra si annebbia, perde lucidità e lascia passare il messaggio che “criticare Israele = tutto consentito”. Ma non è così. Criticare la politica di uno Stato è legittimo, dire che “le parole di questo ebreo…” e rimpiangere Hitler non è criticare uno Stato. È tornare indietro di decenni.

Insomma: Fatayer può essere candida, può essere docente, può avere le sue ragioni personali. Ma se accetta di farsi accompagnare da frasi che evocano la “missione incompleta” di Hitler non può poi piangere vittima quando qualcuno le chiede conto. Nemmeno l’ormai nota polemica sulle parole di Paolo Mieli – che l’ha definita “una palestinese in leggerissimo sovrappeso” su Radio 24 – può offuscare una roba del genere. E la sinistra non può più accampare scuse. Se non affronta con chiarezza questi casi, sarà complici della banalizzazione dell’antisemitismo. È ora di scegliere da che parte stare.

Franco Lodige, 21 ottobre 2025

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