Una strana coppia si aggira per le sedi periferiche di Confindustria. A fare cosa, a dire cosa, non è chiarissimo. Forse non lo è nemmeno per loro. Lui è Giorgio Fossa, preistorico presidente degli industriali italiani di fine anni Novanta, oggi riposizionato con cura vintage al vertice della Luiss Guido Carli, gioiello universitario di Roma. Lei è Rita Carisano, direttore generale dello stesso ateneo, ribattezzata “Lady Dior” per il look impeccabile e la presenza costante nelle liturgie della visibilità. Più passerella che governance, più immagine che gestione.
Il punto però non è l’estetica, ma la visione. Fossa continua a ripetere che la Luiss deve “fare utili”, come se fosse una media impresa meccanica familiare e non un’università che compete con le grandi business school internazionali dalla Bocconi ad Harvard. Università private che non nascono per generare profitto e reinvestono tutto in ricerca, borse di studio, innovazione, star up e si misurano dal fund raising (la Bocconi ha raggiunto 1 miliardo di euro di fondi raccolti da donatori e messi a reddito), mentre la strana coppia pensa di produrre utili per investire in immobili. Con buona pace della missione strategica dell’ateneo.
Insomma, l’ossessione che affiora è quella del mattone sulla scia delle bislacche idee del precedente gestore Luigi Gubitosi. Il campus ridotto ad asset, l’ateneo interpretato come base per la leva finanziaria. Una torsione silenziosa della missione accademica, in cui l’audit e il controllo dei costi sono sovrani. La cifra culturale del vertice si è rivelata in modo quasi simbolico durante l’inaugurazione dell’Anno Accademico, quando Fossa ha presentato l’ospite d’onore, “l’imperatore dei banchieri’ italiani ed europei Carlo Messina come “CFO” e non AD di Intesa San Paolo. Non una semplice gaffe, ma il riflesso freudiano di una dimestichezza incerta con i pesi massimi del presente.
Intanto, i pezzi grossi che siedono nel consiglio di amministrazione -da Franco Caltagirone a Paola Severino da Stefano Lucchini ad Andrea Zoppini che tanto hanno fatto per il prestigio dell’Ateneo — iniziano a porsi più di una domanda su questa strana coppia. Perché mentre nei piani alti cresce l’inquietudine, nei corridoi professori e studenti li osservano come si guardano gli UFO: presenze atterrate da un altro pianeta, eleganti e lontane, ma incapaci di parlare la lingua viva di un’università che guarda al futuro, non al secolo scorso.
Luigi Bisignani per Il Tempo 13 febbraio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


