Una delle cose più ridicolmente incomprensibili di quel non-paese che risponde al nome di Italia è che vi sono molte persone, specie tra quanti hanno studiato, che venerano un testo costituzionale scritto da un’assemblea di uomini politici (quasi la metà erano socialcomunisti e altrettanti erano democristiani nutriti di corporativismo e logiche assistenziali) all’indomani della fine della guerra e prima che nell’aprile del 1948 si decidesse che l’Italia sarebbe stata dalla parte degli USA e non dell’URSS.
La costituzione del ‘48 fu scritta immaginando che potesse servire sia a gestire una democrazia occidentale, sia un regime totalitario collettivista. Non fu un compromesso, ma un espediente: un po’ come quei vestiti double-face che possono essere sia rossi, sia blu (a seconda di come sono indossati). Quelle paginette scritte e votate da La Pira, Togliatti, Nenni, Fanfani, Andreotti, Lombardi, Marchesi, Terracini, ecc. – e che mai sono state approvate dagli italiani – sono un reperto storico, e non possono essere un oggetto di culto.
Carlo Lottieri, 11 agosto 2026
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


