“Se la crisi causata dalla guerra all’Iran – riporta un lancio dell’Ansa – colpirà particolarmente duro l’Europa, nel Continente è l’Italia a subire l’impatto più forte con una crescita che nel 2026 viene dimezzata allo 0,4% da 0,8% precedente. Lo si legge nelle nuove stime macroeconomiche di Standard & Poor’s contenute nel suo Global Economic Outlook“.
Sempre secondo S&P, anche le prospettive di crescita degli Stati Uniti, permanendo l’attuale crisi in Medio Oriente, sarebbero da rivedere decisamente al ribasso. Ed in Europa le cose potrebbero andare molto male: “se lo shock petrolifero fosse più severo e durasse oltre lo scenario di base – scrive l’agenzia di rating -, l’inflazione potrebbe superare il 5% a maggio/giugno, mandando l’economia in recessione tecnica a metà anno”.
Quindi, numeri alla mano, i quali hanno sempre la testa dura, mi sembra evidente che Donald Trump debba rivedere i suoi piani, soprattutto nel caso la guerra contro l’Iran dovesse prolungarsi a tempo indeterminato. Il rischio di innescare una recessione globale sembra oramai dietro l’angolo e nessuno, neppure in America, credo che voglia correre un simile rischio.
Se il Tycoon non vuol passare alla storia come una colossale pietra d’inciampo non solo per il nostro governo, ma anche per la stabilità dell’economia mondiale, a questo punto deve mandare segnali concreti e non slogan improvvisati a seconda del momento.
Claudio Romiti, 4 aprile 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


