Salute

La denuncia del dottore: “Italiani senza medico di base. Gli stranieri invece sì, e neppure pagato”

Parla Andrea Mangiagalli, medico di medicina generale da 32 anni: quattordicenni senza dottore, burocrazia infinita e regole assurde. Lo strano caso dei pazienti immigrati

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C’è qualcosa di magnificamente kafkiano nella sanità italiana. Nella sanità italiana può succedere anche questo: un ragazzo ha bisogno del medico, il medico esiste, abita magari a pochi passi da lui, ma il sistema risponde: «Spiacenti, massimale raggiunto». Il caso di Varese, riportato del Fatto Quotidiano — quello in cui un quattordicenne italiano è rimasto senza medico di famiglia — è solo la punta dell’iceberg. Sotto c’è una questione molto più grande: che cosa significa oggi essere assistiti dal Servizio sanitario nazionale?

Per capire cosa sta succedendo davvero alla medicina territoriale parliamo con Andrea Mangiagalli, medico di medicina generale da 32 anni, fondatore e presidente di LAMG e osservatore privilegiato del progressivo deterioramento del SSN lombardo.

Dottore, a Varese un quattordicenne italiano è restato senza medico perché “il dottore aveva raggiunto il massimale dei 1.500 pazienti”. Che significa, ci sono categorie che vengono privilegiate?
Il caso di Varese è un esempio paradigmatico di come funziona oggi il SSN. Nonostante la maggior parte dei MMG abbia raggiunto e largamente superato il massimale, è praticamente impossibile per un cittadino italiano residente nel paese dove esercita lo stesso poter essere iscritto anche con deroga magari in quanto figli o coniugi del paziente, mentre per gli stranieri con permesso di soggiorno in scadenza questo vincolo di fatto non esiste. Vengono infatti iscritti in sovrannumero e senza essere retribuiti al MMG.

Come è possibile?
Gli stranieri vengono considerati “temporanei”, probabilmente nel supposto pensiero che non abbiano necessità cliniche rilevanti (si tratta per la maggior parte di giovani addetti alle mansioni nella logistica o nella grande distribuzione, gli schiavi del nuovo millennio). Si crea così un razzismo al contrario in cui sono i cittadini italiani a essere penalizzati nella possibilità di avere un medico che li segua nel comune di residenza. Questi cittadini vengono rimbalzati agli sportelli scelta/revoca invitandoli a rivolgersi alla Casa della comunità dove troveranno ogni volta un medico diverso senza alcuna possibilità di instaurare un rapporto di fiducia continuativo e magari con patologie croniche complesse che richiedono una longitudinalità nel percorso di cure. Gli stranieri invece affollano gli studi per la maggior parte delle volte per certificazioni di malattia spesso di comodo, perché il passaparola li fa arrivare con pretese di assenze non motivate, con problemi di barriera linguistica invalicabile e difficoltà nella relazione. Questo a ulteriore detrimento della qualità del lavoro dei MMG.

Perché le regole del SSN favoriscono gli stranieri? Perché c’è questa “doppia velocità” sanitaria?
Nessuno ha idea del perché questa legge abbia creato una disparità di questo tipo, è certo che questi pazienti andrebbero indirizzati agli ambulatori temporanei invece che sovraccaricare i MMG già allo stremo delle forze

Lei, ha mai guardato in faccia un genitore e spiegato che: “suo figlio resta senza medico”?
Più volte mi sono travato nella condizione di dover dire a cittadini del comune dove risiedo che abitano di fronte allo studio che “per loro non c’è posto” nei miei elenchi, talvolta prestando la mia consulenza anche gratuitamente a genitori anziani di figli iscritti con me ma che non riescono a far seguire i loro cari in modo continuativo, ma ovviamente non è possibile farlo in modo regolare.

Con 5.500 medici mancanti e 5,8 milioni di italiani che rinunciano alle cure, quali sono le proposte per far si che il SSN difenda la salute di tutti?
Il SSN sembra avviato a una fase di definitiva scomparsa, anche se apparentemente ancora qualcosa funziona. Basta vedere i tempi d’attesa per banali prestazioni di diagnostica, che di fatto impattano negativamente sulla possibilità di cure in tempi ragionevoli. Se non si provvede rapidamente a un riassetto di molti aspetti — che comprendono per prima cosa l’attrattività della professione medica all’interno del servizio pubblico (già ora in Italia il privato attrae le migliori figure professionali) —, occorre ridefinire gli ambiti di intervento del SSN evitando prestazioni di basso valore clinico spesso autorichieste dai pazienti per pura “ansia sanitaria”. Bisogna inoltre ridefinire la colpa medica evitando così eccessi di prestazioni dovute alla medicina difensiva, e avviare un’intensa campagna mediatica di comunicazione sulla corretta utilizzazione dei servizi sanitari, magari associata a un’altra sulla prevenzione VERA, fatta di azioni del singolo individuo per mantenersi in salute senza l’intervento di farmaci ed esam

Quanto tempo passa a compilare carte, e formalizzare atti burocratici, e quanto con i suoi pazienti?
Il tempo dedicato alla burocrazia ormai ha di fatto sostituito il tempo clinico. Se pensa che dobbiamo ripetere migliaia di ricette, che ricordo hanno validità di sei mesi per essere erogate, quando le liste d’attesa sfiorano in alcuni casi anche i due anni, si capisce come questo lavoro non sia più sostenibile e i giovani non lo scelgono più (come altre specialità ospedaliere considerate poco remunerative e che non consentono attività libero professionali). Il tutto attraverso un sistema informatico, nel mio caso il SISS lombardo che da anni è un vero ostacolo alla attività meramente burocratica con distacchi e malfunzionamenti pressochè continui in particolare il lunedì nella giornata di maggior afflusso di pazienti negli studi.

Qual è il modello sanitario al quale dovremmo tendere, e qual è quello verso il quale stiamo andando?
Il modello sanitario verso cui siamo inesorabilmente indirizzati è quello assicurativo che nella realtà è già presente in regioni come la Lombardia e che eroga prestazioni attraverso polizze “di categoria” che garantiscono prestazioni di primo livello anche se il passaggio obbligato dal MMG per ottenere il pizzino della prescrizione è ancora presente, generando spesso conflitti medico paziente per formalità burocratiche che non saremmo tenuti ad erogare. Insomma la situazione è sempre più difficile e non sembra intravedersi una prospettiva di miglioramento del sistema. Nemmeno le case di comunità tanto agognate coi soldi del PNRR (e concluse strutturalmente sul filo di lana- in molti casi semplici ristrutturazioni di vecchi distretti) non risolveranno il problema perché una scatola vuota seppur molto bella se non contiene un regalo è del tutto inutile.

Peter Cameron Ellis, 22 settembre 2026

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