Qui al bar facciamo caffè e non vogliamo insegnare a nessuno il suo mestiere: né ai politici né ai conduttori. La rivelazione di Carlo Calenda al podcast di Ivan Grieco, però, si presta ad almeno due considerazioni. Il leader di Azione ha raccontato di una telefonata tra gli autori di Piazzapulita, la trasmissione di Corrado Formigli, e il suo staff: in sostanza, da La7 avrebbero chiesto la garanzia che il senatore attaccasse Giorgia Meloni sulla legge di bilancio e, al diniego dei suoi collaboratori, gli avrebbero proposto di partecipare a un altro blocco del programma. Calenda è rimasto scandalizzato; a noi, francamente, la cosa non stupisce granché.
Se i talk show non fossero anche degli show, appunto, si chiamerebbero solo talk. E in uno show, di qualsiasi tipo, è previsto anche il gioco delle parti. È vero: la tv non favorisce il dibattito spassionato, contribuisce alla polarizzazione delle posizioni, spesso si trasforma in una recita a soggetto. Ma tant’è: il prodotto che viene offerto, alla fine, è quello che il pubblico dimostra di preferire. Dopodiché, l’aneddoto di Calenda la dice anche lunga sui puri della televisione. Quelli che vogliono impartire lezioni di giornalismo libero e oggettivo, ma poi utilizzano i classici mezzucci per impostare i programmi “a teorema”. Così fan tutti, forse. Non tutti, però, se la credono allo stesso modo.
Il Barista, 31 dicembre 2025
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