La deriva delle 14 enni di oggi

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Settembre, andiamo, è tempo di tornare. Tornare si ma dove? Per bambini e adolescenti in classe, sempre che sia fattibile, siamo nelle mani degli dèi che perdono di follia la ministra Azzolina. Ma ecco s’avanza uno stuolo di ragazzine tra i 13 e i 14 anni in assetto da sbarco, shorts ascellari o fuseaux aderenti, seconda pelle nera blu marrone, sormontati da top che scoprono seni già prepotenti. “Mi raccomando, contegno” ammonisce la dirigente alle docenti che si sentono apostrofare per una maglietta un poco più scollata, “l’abito fa il ruolo”. Sì, ma come la mettiamo con questo esercito di Lolite fragili e vagamente minacciose?

La mascherina sostituisce l’effetto pixel raccomandato dalla carta di Treviso a protezione dell’infanzia, ma tutto il resto, le gambe precocemente chilometriche, il petto lieve o già fiorito, risaltano per contrasto mettendo a dura prova gli sguardi e le pulsioni di coetanei che, per non ammalarsi della tentazione di un’età, si menano amichevolmente tra loro: tutta quella tensione scatenata dall’immaginazione, “sotto il vestito tanto”, andrà pure sfogata. Pochissime anime pudiche osano prendere le distanze dal diktat di social e pubblicità, al limite si rifugiano nei jeans a prova di stupro, esigua aderente barriera oltre gli sguardi famelici. Siamo all’erotizzazione, alla sessualizzazione di un’infanzia ostaggio di un sistema perverso: corporation che ammiccano, che normalizzano, dirottando a fatto di costume, in molti sensi, a esigenza modaiola appetiti anche pedofili: suscita scalpore un manifesto laido scelto per la mostra del Cinema di Venezia, ma neanche il tempo di ritirarlo che già tocca alla figlia tredicenne (età percepita: diciotto, venti) di un calciatore evocare vortici perversi dalla copertina di un rotocalco: tutto finisce nella vacche del gossip, che, a differenza di quelle hegeliane, restano sempre rosa.

L’industria della moda sa bene due cose: che un piccolo adulto è più versatile nei suoi consumi, oltre a rispondere meglio alla perversa poliformia della domanda; e, uovo di Colombo della mediocrità globale, che se si accorciano i tessuti si risparmia in costi. Poi è notorio uno dei primati degli italiani brava Gente, secondi a nessuno quanto a turismo sessuale, a voyeurismo scatenato. Non si contano i sobborghi metropolitani come i buchi della provincia profonda dove le preadolescenti si lasciano sospirare, e qualcosa di più, per una ricarica di cellulare o un gadget miserabile: tutti sanno, tutti tacciono, perché tutti qui conoscono tutti. E già sanno, era già tutto acquisito, con tutti i bei discorsi delle magnifiche sorti e progressiste non si cava ragno dal buco, saltate anche le barriere moralistiche, fatte di perbenismo, resta la deriva del tutto subito, se qualcosa si può fare ebbene si faccia, tutto il resto è noia, è predica da Grillo Parlante, che come si fa finisce spappolato al muro.

Freni, carte a protezione dei piccoli non valgono quando c’è da smuovere un immaginario che gode all’esposizione di corpi giovani, sempre più giovani e a loro modo schiavi. E così, senza sospettarlo, queste bimbe in tanga hanno assunto lo stesso look delle professioniste del piacere: ragazzine che hanno capito già la logica del dare e dell’avere, consacrate a un gioco infimo fatto di seduzione, incoscienza, disponibilità. Giocano, questo pedagoghi e psicologi lo sanno benissimo, pure le fragilità che in nome di un bisogno affettivo gridano attenzioni attraverso il corpo; le otterranno, ma il pedaggio sarà spietato. E non gli dicono che gli hanno inoculato, come un vaccino contro il rispetto di sé, modelli, stereotipi per diventare bocconi da digerire: se le interpelli agitano la fiaccola di una libertà che è licenza di servirsi di loro, povere esponenti di un sesso che sarà sempre strumentale quando non sorretto da consapevolezza, ragione cultura.

Non sanno che in questo nuovo mondo mirabile il loro corpo è un oggetto di consumo prêt à porter, non conoscono Freud, il desiderio non si deve più sublimare, farsi arte, creatività, bene sociale ma compiacere, subito, adesso, in nome di un edonismo la cui unica finalità è di placare qualsiasi tensione, qualsiasi riflessione; il mercato, lasciato a se stesso, esige una democrazia formale e un minimo di libertà di azione e gli va benissimo che una coscienza non si formi, con tutte quelle fastidiose istanze critiche e riflessive.

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6 Commenti

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  1. Faccio l’avvocato del diavolo (letteralmente), o il complottista tonto se preferite: ma non è che tutto questo fa parte di un disegno più grande, partito da molto lontano nel tempo, per arrivare ad una serie ben precisa di risultati?

    Sto parlando di scristianizzazione del mondo e adorazione di satana. Non vogliatemene, è che negli anni da cinico disilluso ho cominciato a vedere disegni oscuri… e quello che vedo non mi piace (magari con qualche buon farmaco passerà?).

  2. Prima volta che un articolo su questo sito mi lascia perplesso, ma l’ispirazione di questo blog non era liberista e liberale? Pensavo che gli spazi della destra conservatrice di ispirazione cattolica fossero altri. Mah!
    Qui dovremmo essere tutti a favore del mercato, ma guai se il mercato usa il sesso (che notoriamente vende è innegabile) che se no travia i giovani. Giovani che tra l’altro avendo a disposizione internet e decine e decine di portali porno gratuiti hanno proprio bisogno della sessualizzazione della moda per “scafarsi” Bah!

  3. Non è una deriva delle 14enni di oggi, succedeva già a metà degli anni novanta. Lo so: a quei tempi insegnavo in una scuola superiore e ne ho riprese alcune. Non osavano rispondermi male perché erano le mie alunne e me le sarei magnate. Un paio le ho anche salvate per strada all’uscita mentre erano insistentemente seguite da un’auto i cui occupanti lanciavano inviti che le ragazzine, imbarazzate, facevano finta di non sentire. Ho allungato il passo e mi sono avvicinata chiedendo cosa succedeva, cosa che ha fatto fuggire l’auto. Le mie alunne, bianche in volto, mi hanno ringraziata. Non ne abbiamo più parlato ma più della ramanzina era servita quella spiacevole avventura: le gonne si sono allungate, il trucco è sparito.

  4. Certo scorrendo l’articolo di Del Papa, nel tripudio di tette e gambe vertiginose, culetti prominenti e vaccate varie non si può non pensare alla garnde ******* maestra TV berlusconiana.
    Una grande maestra!

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