La disobbedienza incivile della capitana Carola (e del partito anti italiano)

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Ieri notte la Sea Watch ha attraccato al porto di Lampedusa. La nave Ong ha effettuato una manovra pericolosa, schiacciando una motovedetta della Guardia di finanza. Tutti illesi ma i finanzieri hanno rischiato la vita. La capitana Carola Rackete è stata arrestata, stando alle prime informazioni, per violazione dell’articolo 1100 del codice della navigazione, che – come spiega la agenzia Agi – richiama il comportamento del comandante o dell’ufficiale che commetta atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale, ed è punibile con la reclusione da tre a dieci anni. Soddisfatto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, indignato il Partito democratico.

Nel frattempo si è aperto il dibattito. Secondo alcuni esponenti del Partito democratico, e molti esponenti dei media di sinistra tra cui Roberto Saviano, le azioni della Sea Watch sono disobbedienza civile e rispondono a doveri morali superiori alle leggi dello Stato. Al contrario, le azioni della Sea Watch sono disobbedienza incivile che ci conduce all’infrazione delle regole sgradite e alla lunga ci consegnerà al caos. Qui sotto provo a spiegare perché.

A sinistra, tra politici ed editorialisti, è di gran moda l’espressione «disobbedienza civile» buttata lì con una leggerezza che lascia sgomenti. L’elemosiniere del Papa riattacca la luce al condominio occupato illegalmente? Disobbedienza civile. La nave Ong Sea Watch, che trasporta una cinquantina di immigrati, viola un divieto ed entra in acque italiane dopo 14 giorni di attesa, lasso di tempo in cui sarebbe potuta andare e tornare da Amsterdam o Amburgo? Disobbedienza civile.

Sono veri casi di disobbedienza civile? E soprattutto: cos’è la disobbedienza civile? La questione è intricata. In ogni caso, il primo a rendere famosa questa espressione è stato un reazionario coi fiocchi: lo statunitense Henry David Thoreau. Resistance to Civil Government è il titolo di un suo libro del 1849 noto anche come Disobbedienza civile. Per Thoreau disobbedienza civile significa non pagare le tasse a uno Stato che utilizza il denaro per combattere guerre assurde. In questo Thoreau è fedele alla Dichiarazione d’indipendenza: se una qualsiasi forma di governo nega la libertà, il popolo «ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità».

Inutile provare a riassumere un dibattito infinito che va dal giusnaturalismo a Martin Luther King passando per John Rawls, Hannah Arendt e mille altri pensatori o uomini politici. Un tratto comune però si intravede: il gesto di disobbedienza civile, per sua natura pacifico, deve rendere evidente l’ingiustizia della legge che intende denunciare o il vuoto legislativo che propone di colmare. Per questo, venendo all’Italia, molte (non tutte) battaglie dei radicali di Marco Pannella sono ricordate come momenti di libertà rivendicata e spesso ottenuta proprio perché l’opinione pubblica di ogni colore politico le riteneva giuste.

Quale legge sarebbe stata sbugiardata dall’elemosiniere del Papa o dalla Capitana Carola? Quella che impedisce di occupare un condominio e per giunta di non pagare le bollette? Quella che impedisce di entrare in acque italiane senza averne il permesso o quella che vieta l’immigrazione clandestina? Salvare una vita in pericolo è un dovere morale più importante del rispetto della legge? Sì. Ma non è questo il caso. La Sea Watch ha utilizzato i migranti per calcolo politico.

Riavvolgiamo il filo degli eventi: è andata a prelevare il carico di carne umana in acque libiche, anticipando la Guardia costiera; ha «parcheggiato» davanti a Lampedusa pur sapendo di non potere approdare; si è appellata alla Corte europea dei diritti dell’uomo per forzare la mano all’Italia; ha ignorato la sentenza della Corte in sostanza favorevole al governo; non ha rispettato il blocco navale.

Le leggi infrante avranno aspetti discutibili ma di certo non sono palesemente ingiuste. Spacciare la trasgressione per disobbedienza civile è soltanto cattiva retorica che ci potrebbe costare cara. Se queste violazioni sono atti di disobbedienza civile, significa che siamo già lanciati lungo un piano inclinato al fondo del quale ci attende il caos. Presto o tardi verremo a sapere che saccheggiare un supermercato è un gesto di disobbedienza civile (i poveri devono mangiare) e che «uccidere un fascista» è un dovere morale superiore alla legge. No, questa non è disobbedienza civile. È disobbedienza incivile.

Alessandro Gnocchi, Il Giornale 29 giugno 2019

 

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