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La Fallaci e l’Orgoglio di essere italiani

Forse l’Italia rischia davvero di essere una espressione geografica, come voleva Metternich. I cittadini non sanno più dire cosa hanno messo in comune, per cosa vivono e per cosa morirebbero insieme con gli altri: un’idea di cultura, un tipo di civiltà, magari un paesaggio o certe tradizioni.

Nelle opere e nella biografia di Oriana Fallaci possiamo trovare proprio la difesa (a penna e a spada tratta) di un’idea di cultura, un tipo di civiltà, un paesaggio e certe tradizioni. Molti lettori e critici de La Rabbia e l’Orgoglio si sono concentrati troppo sulla Rabbia e hanno tralasciato l’Orgoglio. L’orgoglio di essere italiani e di condividere, con il resto dell’Europa e gli Stati Uniti, uno stile di vita, che possiamo chiamare occidentale, fondato (bene o male) sulla libertà. Quell’orgoglio latita e il libro, infatti, è una predica innanzi tutto rivolta alla nostra società.

Una società ignorante della propria storia e vigliacca, prona ai dettami del politicamente corretto, disposta a scaricare il fardello della libertà. Una società che, di fronte alla minaccia del terrorismo islamico e alle rivendicazioni identitarie degli immigrati, si arrende e retrocede. Rinunciando, un po’ alla volta, a Stato di diritto, parità dei sessi, libertà d’espressione, separazione tra Stato e religione. Scrive la Fallaci: «Sveglia, gente, sveglia! Intimiditi come siete dalla paura d’andar contro corrente oppure d’apparire razzisti, (parola oltretutto impropria perché il discorso non è su una razza, è su una religione), non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata all’Inverso. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia e dalla cretineria dei Politically Correct, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione. Voluta e dichiarata da una frangia di quella religione forse, (forse?), comunque una guerra di religione». È la guerra santa che mira «alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà, all’annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirsi e divertirci e informarci» (La Rabbia e l’Orgoglio).

Eppure l’Italia in un certo senso ha un luminoso futuro dietro alle spalle. Patriottica senza retorica, la Fallaci aveva militato nella Resistenza da adolescente. Innamorata del Risorgimento, la Fallaci ha scritto il più ambizioso romanzo storico del Novecento, Un cappello pieno di ciliege (ignorato dalla critica, ma dove vivono i critici? Boh). Un monumento alle origini familiari ma soprattutto un monumento agli uomini che buttarono lo straniero fuori dall’Italia. La Fallaci mostra ammirazione per i politici della Destra storica, che occupano una posizione di rilievo anche ne La Forza della Ragione. Secondo la scrittrice, quella liberale fu l’unica classe dirigente di qualità che il Paese abbia mai avuto. «Quanto alla Destra storica si legge ne La Forza della Ragione è ormai un ricordo cancellato anche nella coscienza dei cittadini. Fu una Destra gloriosa. Secondo me, una Destra per modo di dire. Aristocratica, sì, ma rivoluzionaria». Sovrani, conti e marchesi guidarono le guerre d’Indipendenza e ottennero il rispetto «perfino» di Garibaldi e Mazzini. Erano uomini «intelligenti, coraggiosi, e davvero progressisti. Nonché onesti. Uno si chiamava Cavour. Un altro, Massimo d’Azeglio. Un altro, Vincenzo Gioberti. Un altro, Carlo Cattaneo. Un altro ancora, che ti piaccia o no, Vittorio Emanuele II. Di mestiere, re». I loro meriti? «Ci dettero il liberalismo, quei fior di uomini anzi di galantuomini. Ci dettero le Costituzioni, i Parlamenti, la democrazia. Ci insegnarono a vivere con la libertà». Lasciarono circolare idee a loro ostili, quelle repubblicane, anarchiche e socialiste. Fecero entrare l’Italia nell’epoca della libera Chiesa in libero Stato. E poi «ci insegnarono anche altre cose da non buttar via. L’amor patrio, per incominciare. L’orgoglio per la propria identità nazionale. Il senso dell’onore, della disciplina, del decoro. Le buone maniere, il rispetto per i vecchi, il valore della qualità quindi del merito».

La Rabbia e l’Orgoglio non è un libro contro l’immigrato in sé. È un monito a non emigrare da noi stessi, a non rinunciare a quanto di buono abbiamo conquistato guerra dopo guerra, strage dopo strage, sacrificio dopo sacrificio. Col linguaggio del pamphlet, la Fallaci ci mostra un passaggio storico. L’immigrazione incontrollata dai Paesi arabi e la parallela esplosione delle comunità musulmane europee rischiano di ribaltare i tradizionali equilibri demografici non solo dei quartieri metropolitani ma perfino di intere cittadine. La convivenza da incerta diventa impossibile nel momento in cui i numeri impazziscono.

L’ondata migratoria che si è abbattuta sull’Italia e sull’Europa non è paragonabile a quella che si abbatté sull’America tra Otto e Novecento. L’America era un Paese giovane e dagli spazi enormi: «Noi italiani non siamo nelle condizioni degli americani: recente mosaico di gruppi etnici e religiosi, disinvolto guazzabuglio di lingue e religioni e usanze, ma nel medesimo tempo aperti a ogni invasione e in grado di respingerla». La nostra identità culturale è definita da secoli e «non può sopportare un’ondata migratoria composta da persone che in un modo o nell’altro vogliono cambiare il nostro sistema di vita. I nostri principii, i nostri valori. Sto dicendo che da noi non c’è posto per i muezzin, pei minareti, pei falsi astemi, per il fottuto chador e l’ancor più fottuto burkah. E se ci fosse, non glielo darei. Perché equivarrebbe a buttar via Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, il Rinascimento, il Risorgimento, la libertà che abbiamo bene o male conquistato, la democrazia che abbiamo bene o male instaurato, il benessere che abbiamo indubbiamente raggiunto. Equivarrebbe a regalargli la nostra Patria, insomma. L’Italia. E io l’Italia non gliela regalo» (La Rabbia e l’Orgoglio).

Alessandro Gnocchi, 4 febbraio 2019

Le Signore della cultura, nella puntata precedente Ida Magli

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16 Commenti

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  1. da Igino Garbin i- Ma forse siamo proprio noi occidentali che in questo mondo globalizzato e multiculturale esportiamo i nostri modelli e stiamo invadendo l’islam. I “Coca Cola muslim” aumentano ogni giorno, tramite internet e le antenne satellitari, ci guardano e vengono sedotti dal nostro consumismo, e dal nostro stile di vita più libero del loro. La trasformazione di una famiglia marocchina che da qualche anno abita vicino a casa mia non rappresenta certamente un macrodato ma qualcosa ci racconta. Il figlio indossa esclusivamente scarpe Nike e cappellino da baseball. La figlia più grande, tra l’atro molto sexy, con la stoffa del velo della madre potrebbe farci due tanga e due minigonne. La più piccola ancora non si esprime con la coporietà ma si sta formanndo guardando “L’isola dei famosi”. No, non partiamo per le crociate, limitiamoci a combattere i talebani di casa nostra.

  2. “La Fallace”, come l’appellò Gianna Preda de “Il Borghese”, era una comunista.
    I comunisti sono sempre stati “internazionalisti”, “cittadini del mondo”, il loro inno) L’Internazionale. Lei, tanto per essere incoerente come tutti i comunisti, ad un certo punto, dall’alto del suo appartamento a Manhattan, si accorge che “nazionalista è bello”… Evviva, meglio tardi che mai! Peccato, però, che il suo peccato originale non l’ha mai rinnegato.

  3. …nulla resta da fare…bomba demografica stata da tempo piazzata…civiltà (?) occidentale sarà spazzata via…con poche recriminazioni…cosa sarà mondo tra pochi decenni lordato nefanda presenza miliardi miliardi miliardi bipedi idioti…inabitabile.
    https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

  4. dopo aver lavorato per anni nei paesi arabi mi accorsi che Orrianna aveva ragione..bisogna toccare con mano la loro “brutale ” situazione..Lei aveva intuito prima di tutti..cosa sarebbe successo ma..fu derisa dai “suoi”compagni ora..eccoci qua, invasi derisi e sottomessi.Ci sarebbe molto da dire.Ho tutti i suoi libri..leggetelo.

  5. Grandissima Oriana alla quale ho dedicato pure il mio gruppo su facebook!
    Visto che il bell’articolo di Gnocchi è pubblicato sul sito di Porro, perchè non fa un po’ di lezione ai suoi nuovi amici a 5 stelle e a Salvini?

    • ricordati..che fu la sua sx a deriderla..la lega fu l’unica a sostenerla in questa sua battaglia..Ti sei confuso..rileggi i suoi libbro..il suo era un grido d’aiuto..Non peraltro l’europa la definì EURABIA avete macchiato( col vostro scetticismo) di sangue innocente l’europa..Non date ,come sempre, colpa ad altri

  6. Anni fa comprai l’edizione Adelphi delle opere di Nietzsche a cura di Giambetta e Montanari, mi piacque moltissimo perché psicologicamente acutissimo. La rivolta di Nietzscontro la ipocrisia borghese del suo tempo é un esempio da seguire in questa societá ovattata dal Politically Correct, dal Controversial, dalla ipocrisia dell’amore cristiano, dalle follie del perdono e della inclusione di tutte le religioni..

    • Condivido. Però, ciò che maggiormente ho apprezzato è l’elenco di tutte le “follie” (pane quotidiano dei sette anni trascorsi, ma non del tutto ancora), come giustamente le definisce, dell’ipocrisia “borghese” attuale (la possiamo chiamare ancora così, piuttosto che “radical chic”, presupponendosi, insito nell’espressione, un retroterra politico sedicente progressista?); elenco che tra l’altro contiene le più spettacolari “follie” di questi ultimi tempi, come il prezzemolino, buono per ogni ministra quotidiana, del “”perdono” per tutto e per tutti, in ogni occasione insomma e per ogni tipo di misfatto anche, tanto che in quest’ultimo caso l’azione del perdono da parte della vittima o dei suoi familiari rende perfino esente il criminale dal subire la giusta punizione da chi dovrebbe solo applicare freddamente la legge dello stato e basta, ed infine come l’utopica “inclusione di tutte le religioni”, una “boiata pazzesca”, direbbe il Villaggio, di questa amministrazione bergogliana. Ma lasciando però la porta aperta per elencare altre “follie” coi puntini di sospensione. Così l’elenco sembra infinito. E difatti ci sarebbe un’infinità di altre “follie” da elencare.

  7. La sinistra di oggi è un’altra cosa è in mano a gente che nulla a che vedere con i valori a cui essa si è ispirata in passato. Ecco che oggi prevalgono, nelle persone deluse, sentimenti di patriottismo che la sinistra borghese, quella descritta da Pasolini, da tempo ha cancellato. La sinistra che non piace è quella di oggi.

  8. Diamo ai citati della destra storica,l’onore delle armi per aver cercato di unire in un sol Stato l’Italia.
    Ma fu con la sinistra storica che si ebbe l’avvio della prima industrializzazione e una prima parvenza di alfabetizzazione in senso nazionale.
    Comunque sempre a partire da almeno 150 anni addietro,per “spiegarci” che a voi patridioti piacciono i sinistronzi che diventano dei vostri e che,i negri e i mussulmani ci stanno togliendo una identità che sarebbe bello ci spiegassi,invece di renderci edotti sulle tue e vostre simpatie per un governo “liberale” senza il popolaccio a rompere gli zebedei.
    Il popolo italiano che vi piace è quello analfabeta che c’era ai tempi di Cavour il quale segue le vicende dei vostri beniamini che sanno tantissimo di “servi sciocchi” per abbindolarli con la narrazione di “dittatura europea” lanciata nell’agorà per distrarli dall’evidenza elitaria e aristocratica della vostra visione della società.
    L’esegesi di un tempo ideale riportato indietro di più di un secolo è talmente evidente del vostro progetto che appare rivoluzionario.

  9. Gnocchi, la Fallaci ci ha aperto gli occhi e ci ha predetto la storia, molto prima che i fatti si verificassero, così come oggi sono. La strage dell’undici settembre, ne ha confermato la giustezza della visione. Lei stessa definì la Rabbia e l’orgoglio un urlo, lanciato all’umanità ed ai suoi lettori, affinchè aprissero gli occhi. Detto questo, gli anni sono passati da quando la grande Oriana ci ha lasciato, e gli eventi sono precipitati per quanto riguarda l’Italia, molto oltre le sue più pessimistiche previsioni. Oriana Fallaci, disapprovava la scarsa fermezza di Papa Karol Wojtila, nei confronti dell’Islam. Pensi a cosa avrebbe detto oggi dell’attuale Papa. Il problema però quì è un altro e molto più grave. Quì siamo arrivati ad un punto che dire che l’Africa che emigra, non deve essere un problema italiano è già un fatto eversivo. Dire che il problema migratorio deve essere gestito dai continenti, America, Cina, Europa e Medio Oriente, è quasi un eresia. Dire aiutiamoli a casa loro, è quasi una bestemmia. La devastazione politicamente corretta, contro la quale ha fieramente quanto inutilmente, combattuto Oriana, ha reso illegale, il buon senso del buon padre di famiglia, che poi è una sintesi del sovranismo. La dittatura dell’ ACCOGLIENZA per tutti a PRESCINDERE, regna sovrana nei circoli della subcultura mediatica, ed eccepire ai sostenitori di tale regime, un semplice “NON ABBIAMO I SOLDI PER FARLO”, è una forma di eresia, rispetto all’unica religione ammessa e imposta, la fede POL.CORR.

  10. Purtroppo gli italiani che pur eccellono in molti campi, una cosa non hanno ancora imparato a fare, o se la sapevano fare se la sono dimenticata: gli italiani. E tutte le sinistre che abbiamo avuto, da quella cattolica a quella comunista, sul sabotaggio dell’identità nazionale si sono accanite.

  11. DEBBO DIRE caro Gnocchi! Ho lasciato l’Italia nel 49 e vivo all’estero da allora e se non posso dire di essere orgoglioso di essere italiano, perchá abbiamo tanti farabutti e malandrini, mi sono sempre sentito orgoglioso di cio che di italiano c’é in me e che ni fa sentire diverso e troppo spesso supriore ai miei vicini. Non é la religione il cui sfarzo e meccanico rituale rigetto ma é l’entusismo che respiro nella storia d’Italia del Croce, nello spirito e coraggio degli emigranti che svergognano i timidi rimasti a casa e quella Roma nella quale vissi dal 33 al 49 quando mi laurai. Il paese dove scoprí l’amore della musica i al sentire la settima di Bethoven diretta da Franco Ferrara al teatro Adriano, dove potei assistere ala Boheme diretta da Tullio Serafin.
    La vista di di Roma dal Pincio vestita di rosso nei tramonti d’inverno. Ma anche fa parte di me la srella Francia da cui sorse con l’illuminismo la nostra civiltá moderna e per noi italiani fece nascere coi carbonari i primi vagini della nascita nazionale.
    Ma satis de hoc.

  12. Oriana Fallaci, oltre che grande scrittrice e giornalista, è e sarà sempre un alto esempio morale e patriottico per tutti noi italiani. Ci restituisce quel giusto orgoglio d’italiani che ci spetta, che bisogna avere sempre ed a tutti i costi, anche oltre l’accusa di razzismo, dopo il depauperamento morale e violento degli ultimi sette od otto anni, di decenni di malgoverno, spesso abusivo, della sinistra laica e pseudo-religiosa ed ecclesiastico che è stato riversato sul popolo italiano con leggi assurde, anche liberticide, atti e tant’altro ancora. Tutto a danno della società, della famiglia e, quindi, dell’individuo.

  13. Che dire, semplcemente che concordo, questo dovrebbe essere il manifesto (al contrario di quelo di Calenda) da proporre per le Europee, nel ribadire che noi non solo abbiamo gli spazi che gli Usa possono offrire, ma non abbiamo neanche le risorse che gli USA hanno. Per cui cosa possiamo offrire a questi immigrati? Che diventeremmo islamici anche noi? Questo mai!

  14. Grande Oriana. A che serve insegnare la storia se poi dobbiamo cancellare il nostro passato. E come crescere in un orfanotrofio. Senza conoscere le nostre origini perché cancellate per dare spazio ad altri.

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