Cronaca

La famiglia nel bosco scrive alla stampa: “Non è vero che rifiutiamo aiuti”

Nathan e Catherine firmano una lettera per negare di essere "testardamente arroccati su posizioni intransigenti": "Vogliamo difendere la nostra filosofia di vita"

famiglia di palmoli che vive nel bosco
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La famiglia nel bosco torna a parlare, rompendo il (breve) silenzio stampa che sembravano essersi imposti da lunedì. Dopo l’addio del loro avvocato, che ha rimesso il mandato, Nathan e Catherine firmano una lettera alla stampa: “Continuiamo a leggere su alcune testate giornalistiche che saremmo testardamente arroccati su posizioni intransigenti e rigide e che staremmo rifiutando il supporto di istituzioni e privati che mettono a nostra disposizione abitazione alternative. Non è assolutamente vero. Abbiamo la gioia di preservare il nostro spirito e la nostra filosofia di vita, ma non per questo vogliamo essere sordi alle sollecitazioni che vengono dall’esterno. È falso quanto si dice in ordine ad un nostro rifiuto sull’aiuto offerto dal sindaco e da privati”.

Il caso continua a far discutere. Nel piccolo comune di Palmoli, in provincia di Chieti, la famiglia anglo-australiana, composta da Nathan Trevaillon, Catherine Birmingham e i loro tre figli, viveva in un casolare immerso nel bosco, lontano dalla vita moderna. Tuttavia, il Tribunale dei Minorenni dell’Aquila, il 13 novembre 2025, ha disposto l’allontanamento dei bambini dalla famiglia, contestando carenze igienico-sanitarie, isolamento sociale e presunte difficoltà educative. I minori ora si trovano in una struttura protetta. “Vogliamo che passi un messaggio chiaro: ogni nostra scelta, ogni nostro passo compreso il trasferimento in questa straordinaria terra che ci ha accolti, è stato orientato al benessere psicofisico dei nostri splendidi bambini, che sono stati, sono e saranno il baricentro unico e indiscusso del nostro cammino”, scrivono Nathan e Catherine. I due sottolineano “la difficoltà nel parlare e comprendere la lingua italiana, in particolare i tecnicismi legati agli aspetti giuridici” e che “solo due giorni fa, per la prima volta”, hanno potuto “leggere in lingua inglese la ordinanza e quindi di comprenderla nella sua interezza”.

“Ci dispiace profondamente che non si sia avuto modo di dimostrare come l’educazione parentale sia da noi strettamente osservata, curata e gestita nel pieno convincimento dell’importanza dell’istruzione e dell’apertura mentale che deve essere data ai nostri figli”, hanno aggiunto. “Vogliamo concludere ringraziando tutte le persone e tutti i soggetti istituzionali che ci sono stati vicini e che ci auguriamo resteranno vicino a noi con la lealtà e la serenità che sto imprescindibili laddove sono posti in gioco valori primari della vita delle persone”.

La famiglia ha cercato quindi anche di smorzare i toni verso il Tribunale: “Siamo, oggi, nella piena coscienza di non avere di fronte un antagonista, ma una istituzione che come noi – siamo certi – ha a cuore la salvaguardia e la tutela dei nostri bambini. Quindi abbiamo un fine comune”

L’avvocato rimette il mandato

La coppia ha ricevuto diverse proposte per migliorare le loro condizioni di vita, tra cui una casa in centro offerta dal Comune di Palmoli e una casa vicino al casolare messa a disposizione gratuitamente da un imprenditore locale. Tuttavia, entrambe le soluzioni inizialmente pare siano state rifiutate, così come un progetto gratuito di ristrutturazione della loro abitazione. Nathan non ha firmato i documenti necessari per autorizzare il deposito del progetto presso il Genio Civile.

Dopo questi rifiuti, l’avvocato Giovanni Angelucci, inizialmente incaricato della difesa, ha abbandonato il mandato. Ha spiegato che il suo lavoro era reso impossibile dalle divergenze con i genitori e dalla loro rigida opposizione alle soluzioni proposte. La difesa è ora seguita dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas.

L’accusa del Tribunale

Tra le accuse mosse alla famiglia, il Tribunale ha evidenziato la mancanza di ambienti idonei per i bambini: il casolare è stato descritto come fatiscente, privo di acqua potabile e servizi igienici adeguati. Inoltre, secondo i giudici, i minori erano privati del contatto con i coetanei e della socializzazione necessaria per uno sviluppo psicologico equilibrato. È stato citato l’articolo 2 della Costituzione, a tutela del diritto alla vita di relazione.

I genitori avevano scelto l’istruzione parentale, alternativa legale ma sottoposta a verifiche. La figlia maggiore aveva sostenuto regolarmente l’esame di idoneità per la terza elementare presso una scuola paritaria di Brescia, risultando promossa. Tuttavia, il Tribunale contesta la gestione burocratica di questi passaggi, che risulterebbe non conforme alla legge.

In precedenza, la famiglia si era già opposta agli interventi dei servizi sociali. Lo scorso anno, pare che Catherine si era trasferita temporaneamente a Bologna con i figli per evitare ogni contatto con gli assistenti sociali, rifiutando le loro richieste. La svolta è arrivata nell’autunno 2024, dopo un incidente per intossicazione alimentare causata da funghi velenosi. Da allora, la posizione della famiglia è stata monitorata più da vicino dalle autorità.

Nordio pronto a intervenire

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, si è dichiarato pronto a valutare eventuali profili disciplinari legati al caso. Nordio, pur sottolineando la necessità di bilanciare gli interessi di tutte le parti, ha definito drastica la decisione di allontanare i minori. Anche la ministra Eugenia Roccella ha espresso perplessità, sottolineando l’importanza del rapporto genitori-figli. Al momento, i bambini si trovano in una casa famiglia.

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