Cronaca

La fuga, le prove da inquinare, i depistaggi. Ecco perché Lavitola resta in carcere

Il Gip non credere alla versione della bomba per far aumentare la scorta: "Tesi inverosimili"

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Il gip Iole Moricca ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata da Sergio Cola, difensore di Valter Lavitola. Alla base della decisione pesa il parere contrario del pm Edoardo De Santis e, soprattutto, lo scetticismo degli inquirenti sulla ricostruzione fornita dall’indagato durante l’interrogatorio. Lavitola ha ammesso “di essere il mandante dell’azione intimidatoria”, ma secondo la Procura ha fornito versioni “inverosimili sia per quanto concerne la sua estraneità alla scelta di utilizzare un ordigno esplosivo, sia per quanto concerne il movente della condotta criminosa ricondotto esclusivamente alla volontà di potenziare la scorta del Ranucci”.

I dubbi riguardano anche il ruolo di Gomes Tavares, attualmente latitante in Camerun e considerato l’intermediario tra Lavitola e i quattro presunti esecutori materiali. Secondo quanto riportato nel provvedimento, “Quanto riferito in merito all’incarico dato al coindagato Gomes e alla sua asserita violazione degli ordini impartiti appare totalmente inverosimile”. Un elemento che “rende assai probabile che Lavitola, se posto agli arresti domiciliari, possa contattare Gomes e con lui concordare una versione che dia supporto alle dichiarazioni inattendibili già rese”.

Ai giudici non quadra il movente indicato da Lavitola, ovvero la volontà di rafforzare la protezione del conduttore di Report. Una ricostruzione “non solo inverosimile ma anche in contraddizione con quanto emerso dalle indagini per la seguente ragione: Lavitola asserisce che, poco prima dell’attentato, aveva appreso di un non meglio specificato progetto omicidiario nel confronti del Ranucci ad opera dell’intelligence israeliana causato dal servizio realizzato da Report sulla vicenda del cantiere navale “Vittoria”. Tale notizia lo avrebbe fortemente preoccupato per le sorti dell’amico, spingendolo a realizzare l’attentato”. Una versione però smontata dalle risultanze investigative (messaggi, intercettazioni) ma anche dalla testimonianza dell’inviato di Report, Auteri, convintosi che la storia degli 007 e del cantiere Vittoria sia stato un “depistaggio”. Per questo, i giudici temono che la “consolidata capacità di Lavitola di inquinare l’attività investigativa” possa dare “vita a vere e proprie opere di depistaggio”. Insomma: potrebbe inquinare le prove.

Resta inoltre, secondo il provvedimento, il pericolo di fuga. Gli inquirenti sottolineano infatti i rapporti e le possibilità logistiche di Lavitola fuori dall’Italia, anche nel continente africano, dove si trova Gomes. “È indubbio che Lavitola abbia una rete di contatti in Italia e all’estero che gli consenta con estrema facilità, di allontanarsi dal territorio italiano e far perdere le sue tracce”. Tradotto: niente domiciliari.

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