
Sarà che in questo Paese le leggi penali piacciono sempre più quando sono “simboliche” che quando funzionano davvero, ma almeno stavolta qualcuno nel centrodestra ha tirato il freno a mano. La famosa proposta di leggo sul “consenso libero e attuale” – salutata come la panacea di ogni male alla Camera – arriva al Senato zoppicante e non è un caso se la maggioranza comincia a guardarla con occhi molto meno entusiasti.
A dirlo chiaramente è Matteo Salvini, che entra a piedi uniti nella discussione e lo fa senza giri di parole: “Questa sorta di consenso preliminare informato e attuale, così com’è scritto, lascia lo spazio alla libera interpretazione del singolo e a vendette personali che intaserebbero i tribunali”. Ed è esattamente questo il nodo: una norma penale che apre buchi interpretativi è una mina vagante nei tribunali. Non serve essere giuristi per capirlo.
Il Carroccio storce il naso da giorni e la frenata si vede. La legge, pur approvata alla Camera all’unanimità (un’anomalia che di solito dovrebbe far scattare l’allarme…), ora trova resistenze dentro la maggioranza stessa. E Salvini dà voce a ciò che molti, sottovoce, già dicevano. Nel governo c’è chi cerca di rassicurare. La ministra Eugenia Roccella giura che “Nessuna retromarcia”, salvo poi ricordare una verità che molti fingono di dimenticare: “Meglio una legge fatta bene che una fatta in fretta… È giusto correggere, se serve”. Appunto: se serve. E pare proprio che serva. Prudente anche il Guardasigilli Nordio, che richiama tutti alla realtà: “La norma penale deve essere scritta… in modo tecnicamente perfetto che non dia adito a interpretazioni fantasiose”. Tradotto: non possiamo mettere nel codice penale concetti sfilacciati e poi sperare che tutto vada bene.
“Escludo categoricamente di parlare di ritardi e di rinvii, perché quando un testo arriva a me, che sono Presidente della Commissione Giustizia, io per fare il mio dovere, lo devo esaminare. Non mi sta bene, già come concetto, l’idea che siccome l’ha esaminato la Camera, il Senato possa non esaminarlo. Non mi è stato dato nemmeno il tempo di leggerlo ed esaminarlo, quindi non ho rinviato, sto facendo semplicemente il mio dovere, salvo che non mi si dica che è una norma perfetta, priva di lacune, e che siamo tutti d’accordo” ha spiegato Giulia Bongiorno a Sky Tg24: “Invece è stato evidenziato da numerosi esponenti di centrodestra, a prescindere da quello che si era pensato alla Camera, che in realtà ci sono dei margini di miglioramento enormi. C’è una parte della norma che c’era già da prima, che è sempre stata oggetto di polemica, perché contiene l’espressione ‘quando il fatto è di minore gravità’. Cosa si intende per minore gravità? Magari lo vogliamo scrivere, o vogliamo lasciarlo determinare a qualsiasi giudice? Abbiamo visto questa norma, abbiamo visto che c’erano alcuni esponenti del centrodestra che dicevano ‘Una volta che stiamo facendo un cambio epocale, facciamolo per bene’, e abbiamo deciso di sentire il parere di tecnici. Io sto convocando in questo momento alcuni giudici della Cassazione, alcuni professori, per capire se la norma si può scrivere meglio, ma mica è un rinvio!”.
I nodi infatti ci sono, eccome. L’onere della prova, innanzitutto. E la famigerata clausola sulla “minore gravità”, un’espressione che andrebbe spiegata una volta per tutte. La stessa Bongiorno lo dice senza troppi giri: “Ci sono dei margini di miglioramento enormi”.
E la domanda è semplice: davvero vogliamo lasciare a ogni singolo giudice il compito di decidere cosa sia “minore” e cosa no?
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Le opposizioni, invece di entrare nel merito, trasformano tutto in un gigantesco processo politico. Maria Elena Boschi parla di “voltafaccia”, Francesco Boccia si spinge a dire che è stata tradita la fiducia verso l’intesa con il governo. Solita liturgia: si grida allo scandalo se qualcuno osa correggere un testo che, evidentemente, perfetto non è. E non manca il fuoco di fila: Chiara Braga precisa che “non si effettua alcuna inversione dell’onere della prova”, mentre Michela De Biase attacca Salvini parlando di “parole raccapriccianti”. Per finire, Elisabetta Piccolotti che la butta in geopolitica interna alla maggioranza sostenendo che “è in corso un regolamento di conti tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni sulla pelle delle vittime”.
Insomma, mentre l’opposizione trasforma la questione in un teatrino, una parte del centrodestra ha il merito – sì, il merito – di mettere sul tavolo un principio di buonsenso: se la legge rischia di generare processi infiniti, denunce strumentali o zone grigie interpretative, allora è un dovere fermarsi, riflettere e riscriverla. Perché la giustizia non si fa con gli slogan. E soprattutto non si fa mettendo bombe a orologeria nel codice penale.
Franco Lodige, 27 novembre 2025
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