Da giorni la sinistra prova a venderci la favola epica della “Schlein contro Meloni”, come se fossimo davanti al match del secolo. Peccato che, come spesso accade, appena Giorgia Meloni accetta davvero il confronto… la segretaria dem si dilegua. Altro che coraggio: sembra più una fuga strategica, ben mascherata da qualche slogan stanco.
Partiamo dai fatti. Meloni apre Atreju — la sua festa, casa della destra da sempre — e rilancia: venite pure, Schlein e Conte, tutti e due. Un confronto diretto? Anche 1 contro 2, nessun problema. Il premier, con un post social chirurgico, rispedisce al mittente le condizioni creative della leader del Pd: volete il dibattito? Perfetto, ma partecipate entrambi, perché “non spetta a me stabilire chi debba essere il leader dell’opposizione”. Tradotto: chiaritevi le idee prima di bussare alla porta.
Conte, che almeno un po’ di fair play lo mostra, non perde tempo: “Certo, già l’anno scorso mi ero dichiarato disponibile e quindi lo sono anche quest’anno”. E subito dopo rincara: “Per me va sempre bene confrontarsi e dirsi le cose come stanno… Non mi sottraggo certo oggi. Ci sono!”. Insomma: uno dice sì, l’altra comincia a prendere tempo.
Ed eccola infatti Schlein, che anziché cogliere l’occasione per mostrarsi finalmente pronta a un faccia a faccia serio, parte con la solita interpretazione fantasiosa. Prima rovescia la realtà: “Mi dispiace che Meloni abbia rifiutato di fare il confronto con me… forse oggi faccio più paura visti i risultati elettorali”. Poi passa al teatrino delle condizioni: portiamo questo, aggiungiamo quello, allarghiamo, estendiamo, invitiamo mezzo Parlamento… un condominio più che un dibattito. E naturalmente arriva il colpo di scena finale: “È ridicolo, è scappata un’altra volta dal confronto”.
Il problema? È evidente a tutti — tranne forse al suo staff e ai suoi house organ — che a scappare è proprio lei. Perché Meloni dice sì. Conte dice sì. Solo Schlein dice no, cercando di mascherare la ritirata con l’ennesima polemica preconfezionata. Non stupisce quindi la chiosa gelida di Giovanni Donzelli, che chiude la questione con il tipico stile della casa: se non volete venire, pace. “Dispiace che anche quest’anno alla fine abbia declinato l’invito… Se questo non è possibile andiamo avanti con gli ospiti che parteciperanno senza porre condizioni”. E la stilettata finale: quando avrete un leader vero, fate un fischio.
Morale? Meloni il confronto lo offre. Conte lo accetta. La Schlein lo pretende… ma solo se non c’è davvero. Sembra quasi che il vero terrore non sia il palco di Atreju, ma il confronto con la realtà. E lì, inutile girarci attorno, la propaganda non basta.
Franco Lodige, 28 novembre 2025
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@ Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


