La grande ipocrisia sulla scuola paritaria

Per la sinistra la scuola pubblica è solo quella statale. Ma le scuole private autorizzate fanno risparmiare 6 miliardi allo Stato, garantendo pluralismo e libertà educativa

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Quanto affermato da Elisabetta Piccolotti ieri alla Camera fa comprendere come ancora, nonostante gli sforzi e i passi in avanti compiuti, forte sia il peso dell’ideologia che vuole mistificare la realtà, presentandola in modo non corrispondente al vero, secondo i consueti stereotipi: scuola privata sinonimo di scuola paritaria, scuola privata e scuola paritaria presentate come se fossero la stessa cosa, scuola pubblica sinonimo di scuola statale.

Chiaramente non può mancare il riferimento alla Costituzione e al famoso passaggio del ‘senza oneri per lo Stato’ interpretato secondo un significato attribuitogli nel tempo, non da chi lo ha voluto inserire in Costituzione. Pertanto, coerentemente con lo stereotipo, i soldi destinati alla scuola paritaria sono soldi sottratti alla scuola statale, in quanto la scuola statale è l’unica che può garantire agli studenti l’esperienza della condivisione del percorso scolastico, in una eterogeneità di provenienze culturali ed economiche.

Vorrei ricordare, però, che anche le scuole paritarie offrono la stessa eterogeneità, frutto di sacrifici e di economie di scala, sacrifici che consentono lo stanziamento di borse di studio, affinché anche il figlio del portinaio possa frequentare la stessa scuola frequentata dal suo coetaneo che abita l’attico. È chiaro che Piccolotti, e chi la pensa come lei, ignora l’esistenza di un diritto, quello dei genitori a scegliere la scuola per il proprio figlio, ignora che questo diritto è inserito in Costituzione, ignora quanto la legge 62/2000 ha previsto, ignora tutti i passi compiuti negli anni perché la scuola italiana potesse diventare veramente libera e veramente autonoma, – continua Suor Anna Monia Alfieri – potesse pertanto diventare luogo di apprendimento e riscatto per tutti, potesse mantenere il suo ruolo di ascensore sociale.

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Credo che chi veramente ha a cuore la scuola pubblica statale non la pensa come Piccolotti, perché è consapevole che il riconoscimento della libertà di scelta educativa garantirebbe un sistema scolastico innovativo, in cui i denari pubblici sarebbero spesi e rendicontati, un sistema in cui lo Stato diverrebbe controllore e garante del Sistema Nazionale dell’Istruzione e non gestore pressoché unico dello stesso. Invito tutti a guardare alla realtà, così come essa è, non a come la si vuole presentare secondo uno spirito divisivo che, mediante la sbandierata difesa della scuola per tutti, in realtà vuole, per il proprio figlio, la scuola per pochi. Per ogni alunno che frequenta la scuola pubblica statale lo Stato Italiano destina tra gli 8mila e i 10mila euro annuì, eppure se lo stesso allievo sceglie la scuola pubblica paritaria lo Stato destina 700 euro annui. È chiaro che i 770mila allievi delle scuole paritarie, con le famiglie e le stesse scuole paritarie, a costo di enormi sacrifici, fanno risparmiare ben 6mld di euro annui alle casse dello Stato, alias tasse dei cittadini.

Solo in Italia la famiglia che sceglie la scuola pubblica paritaria paga due volte, le tasse prima e la retta poi, mentre in tutta Europa la famiglia può scegliere, a costo zero, avendo già pagato le tasse, sia la scuola statale che quella paritaria. Mi auguro che le forze politiche più responsabili, di maggioranza e di opposizione, trovino il coraggio di istituire un sistema scolastico davvero libero, pluralista, mettendo al bando ogni discriminazione. Diamo ai più poveri la libertà di scegliere, senza temere la libertà per tutti.

Suor Anna Monia Alfieri, 31 ottobre 2025

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