Qui al bar, dopo aver appreso della storiaccia di Rogoredo, con l’agente molto probabilmente corrotto e molto probabilmente omicida volontario del pusher, avevamo iniziato a preoccuparci: il governo vuole introdurre lo scudo penale, l’impunità preventiva, come l’ha chiamata Elly Schlein; e allora come potremo mai difenderci, noi cittadini, se malauguratamente capitassimo sotto le grinfie di un poliziotto come quello che sembra sia stato smascherato a Milano?
Per fortuna, stamattina è entrato a bere un caffè il Giurista. Uno che il decreto Sicurezza del governo lo ha letto. E ci ha spiegato che non è proprio come va raccontando la Schlein. Lo scudo penale non esiste perché non può esistere, ha detto: sarebbe incostituzionale. E a tal punto il centrodestra ha voluto evitare, anche su sollecitazione del Quirinale, provvedimenti controversi, che questo presunto scudo vale per tutti i cittadini e non solo per gli appartenenti alle forze dell’ordine. Ciò che cambierebbe rispetto a oggi, è che se non emergessero elementi tali da far pensare a un reato (come sono subito emersi a Rogoredo), il magistrato, mentre prosegue gli accertamenti, potrebbe iscrivere la persona in un registro separato, risparmiandogli la qualifica di indagato e le conseguenze dell’essere tale. Dopodiché, nulla toglie che, qualora affiorassero altre prove, si apra un fascicolo, con la fattispecie contestata.
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L’obiettivo della norma è di velocizzare procedimenti che altrimenti rischiano di durare mesi. Il Giurista ci ha ricordato un esempio significativo: nel caso del carabiniere che, la notte di capodanno del 2024/2025, a Rimini, uccise un accoltellatore egiziano che gridava Allah akbar, per scagionarlo ci erano voluti ben dieci mesi. Considerando la quantità di bravi agenti che finiscono ingiustamente nei guai e quella, decisamente meno ingente, di agenti corrotti che meritano di essere assicurati alla giustizia, alla fine ci sentiamo di confermare una certa preoccupazione. Ma più per la sorte dei primi, che per l’inesistenza scudo penale per i secondi.
Il Barista, 24 febbraio 2026
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