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La manovra dell’auto, poi gli spari: ecco il video del poliziotto Ice a Minneapolis

La scena ripresa dal cellulare dell'agente: 47 secondi che hanno portato alla morte di Renee Nicole Good. Vance: "È legittima difesa"

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La città di Minneapolis è al centro di un acceso dibattito nazionale dopo l’uccisione di Renee Nicole Good, 37 anni e madre di tre figli, durante un intervento da parte di un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE). L’episodio è avvenuto in una tranquilla strada residenziale mercoledì mattina.

L’intera scena è stata catturata in più video, incluso un filmato di 47 secondi registrato dallo stesso agente coinvolto, Jonathan Ross. Le immagini mostrano Good nel suo SUV, mentre gli agenti si avvicinano. Si può sentire la donna affermare con un tono calmo: “Non sono arrabbiata con te”. Poco dopo, l’auto si muove, l’agende urla “wow” e si odono tre spari. La donna è morta sul colpo.

Lo scontro sulle versioni dei fatti

Secondo le autorità federali, Ross avrebbe reagito per legittima difesa, sostenendo che il SUV di Good fosse stato usato come arma per investire gli agenti. Il vicepresidente JD Vance ha rilanciato questa spiegazione sui social, sostenendo che “la vita dell’agente era in pericolo e ha sparato per salvarsi”.

Testimoni locali e attivisti negano che Good stesse cercando di investire qualcuno, chiedendo maggiore trasparenza. Autorità locali come il sindaco Jacob Frey e il governatore del Minnesota Tim Walz hanno espresso pesanti critiche verso la gestione dell’episodio da parte delle forze federali.

Proteste e accese tensioni

Pochi giorni dopo l’accaduto, Minneapolis e molte altre città americane sono state teatro di proteste. Dimostranti si sono riversati nelle strade, chiedendo giustizia per Good e il ritiro degli agenti dell’ICE dalle comunità locali. Le tensioni sono degenerati in scontri nella zona del Bishop Henry Whipple Building, con le forze dell’ordine che hanno usato lacrimogeni contro i manifestanti.

La situazione ricorda, per molti, l’omicidio di George Floyd a soli quattro isolati di distanza, accaduto cinque anni fa e divenuto simbolo delle tensioni razziali e abusi di forza negli Stati Uniti.

Accuse al contesto politico

L’episodio si inserisce in un clima politico già infuocato. La vittima, che secondo la sua compagna stava semplicemente cercando di aiutare dei vicini, è stata definita “agitatrice” e “terrorista domestica” da membri dell’amministrazione Trump. Le autorità federali sostengono che il suo atteggiamento rappresentava un pericolo per gli agenti.

Intanto, i Democratici al Congresso hanno condannato l’episodio, definendolo “vergognoso” e chiedendo una revisione radicale delle pratiche federali legate all’immigrazione. Il leader democratico alla Camera, Hakeem Jeffries, ha criticato la narrativa del governo, accusandolo di usare un linguaggio incendiario per giustificare l’aumento della forza sui cittadini.

Indagini in corso e controversie legali

Mentre gli scontri continuano, è in corso un’investigazione giudiziaria per determinare la legittimità dell’uso della forza. Il procuratore della contea di Hennepin ha confermato che l’agente Ross “non gode di immunità completa”, ma il controllo dell’indagine è stato già passato dalle autorità del Minnesota all’FBI.

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