La mentalità comunista dà il peggio su Briatore

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Non mi interessa commentare la bassezza sub-umana di chi, da Selvaggia Lucarelli ad Andrea Scanzi a Chef Rubio, gioisce per la malattia di Flavio Briatore o forse semplicemente non ne sono in grado, perché richiederebbe la penna di uno scrittore, capace di scavare nella lordura dell’animo umano. Né vorrei dire che tutto il polverone sul Billionaire è probabilmente finalizzato a far distrarre della visita che il ministro degli Esteri Cinese ha condotto in Italia, non ufficiale, da cui poco o nulla è trapelato.

Mi interessa, da storico, vedere nel caso Briatore la dimostrazione che, in quanto a mentalità comunista, il nostro paese non è certo secondo a Cuba, a Venezuela e forse supera la stessa Cina. Che cosa è la mentalità comunista? È l’idea che il ricco ma anche semplicemente chi si stacca dal gregge, dalla mediocrità, costituisca un pericolo, una figura da cui diffidare e da attaccare e da demonizzare. Ovviamente se poi questa diversità si realizza nella ricchezza, ecco l’odio di classe, su cui sono cresciuti prima i movimenti socialisti poi il Partito comunista che l’ha diffusa per decenni. Gli ha poi dato man forte un certo cattolicesimo post-Conciliare, che ha ripreso l’idea cattolica del denaro sterco del demonio in una chiave sud americana e genericamente pauperistica e stracciona.

Nel nostro paese la mentalità comunista ha invaso quasi tutto, è diventata senso comune, come raccomandava dovesse essere Antonio Gramsci nei Quaderni dal carcere, e la semina del Pci è stata fruttuosa non solo presso i suoi eredi, oggi piddini, ma anche nei 5 stelle, che con il loro straccionismo egualitarista sono i veri eredi di Enrico Berlinguer.

Per la mentalità comunista uno come Briatore è il nemico perfetto. Il comunista odia il ricco, e va bene. Ma meno se l’abbiente lo è da generazioni e assai più se invece esce dalle viscere stesse del popolo, come lo stesso Briatore o per avanzare un altro esempio Silvio Berlusconi. Nella visione arcaica e primordiale dell’immaginario comunista, il ricco nuovo è da disprezzare non solo perché tale ma perché ha osato distaccarsi dalla massa, vi è riuscito, e magari sostiene pure che il suo esempio possa essere seguito da altri. Suprema bestemmia per la mentalità comunista, per cui il gregge ha da restare gregge indistinto sempre.

Se poi, come nel caso di Briatore, il ricco contesta pure l’ideologia della pandemia, cosa assai diversa dalla pandemia stessa, così come un conto è dire che la morte esiste e l’altro costruire una ideologia della morte, allora il gioco è fatto.

Ovviamente dal Covid sono stati colpiti in diverso modo esponenti di sinistra, da Zingaretti ad alcuni membri del governo fino a diversi leader progressisti stranieri. Come tale può giungere a tutti, indipendentemente dalle condotte: molti si sono infettati semplicemente restando a casa. Invece nel caso di Briatore la mentalità comunista istituisce un nesso tra lo “stile di vita” suo personale, giudicato peccaminoso secondo la morale comunista, e il virus. La giustizia di classe, nei paesi comunisti esercitata dal partito, oggi è invece incarnata nel Covid. Vogliamo un esempio di questa mentalità? il tweet di Luca Telese “il focolaio billionaire è frutto di uno stile, di un modello culturale, di una gestione sprezzante del territorio, uomini e cose. Non per punire; perché la punizione è già grande: perché non si ripeta”.

E qui è poco chiaro se con il non ripetersi si intenda collettivizzare tutti gli esercizi privati, espropriando i proprietari, o se si speri in un Briatore guarito ma pentito, che si faccia sostenitore convinto dei giallorossi e del loro madurismo. Vedremo. La conclusione a cui però anche il caso Briatore ci spinge ancora una volta è questa: dal Covid si può guarire, dal comunismo no.

Marco Gervasoni, 26 agosto 2020

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