Sébastien Lecornu, nominato primo ministro il 9 settembre 2025, ha rassegnato le dimissioni il 6 ottobre, segnando un record negativo nella storia della Francia. Il suo governo è durato soltanto 27 giorni. Le dimissioni sono state accettate dal presidente Emmanuel Macron e annunciate dall’Eliseo in un comunicato ufficiale. Lecornu avrebbe dovuto presentare il programma di governo all’Assemblea Nazionale il 7 ottobre, ma la precarietà numerica in Parlamento ha reso questa missione impossibile.
Il premier uscente ha dichiarato: “Essere primo ministro è un compito difficile, probabilmente ancora più difficile in questo momento. Non c’erano le condizioni per restare in carica”. Lecornu ha attribuito il fallimento del suo governo a difficoltà strutturali e alle dinamiche politiche interne, parlando di “appetiti di parte” legati alle elezioni presidenziali del 2027.
Maggioranza tradita e critiche interne
Lecornu ha denunciato lo scarso sostegno ricevuto dai partiti politici, evidenziando che nessuno era pronto al compromesso. Ha citato, tra le cause principali della crisi, il fatto che i partiti politici agivano come se avessero la maggioranza assoluta in Parlamento, nonostante l’Assemblea Nazionale fosse divisa in tre blocchi quasi equivalenti: il centro legato al presidente Macron, la sinistra e la destra del Rassemblement National.
Il governo presentato dal premier dimissionario è stato accusato di mancanza di rinnovamento, con la conferma di 12 ministri su 18 dell’esecutivo precedente. Tra le figure più contestate spicca quella di Bruno Le Maire, tornato alla Difesa dopo essere stato ministro dell’Economia dal 2017 al 2024. Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, ha criticato duramente la composizione del governo, definendola “patetica”. Anche Bruno Retailleau, leader dei Repubblicani, ha espresso insoddisfazione, lamentando che il nuovo esecutivo non rispecchiasse la promessa di rottura con il passato.
Il ruolo di Macron e lo spettro delle elezioni anticipate
Il presidente Emmanuel Macron, dopo aver accettato le dimissioni di Lecornu, ha chiesto al premier dimissionario di condurre negoziati finali per evitare un ritorno alle urne. Lecornu ha ricevuto il compito di trovare un compromesso tra le forze politiche entro la sera dell’8 ottobre, presentando una proposta che potesse garantire un bilancio prima del 31 dicembre.
Lecornu ha detto che la sua “missione è ormai terminata” e che “la situazione permette al Presidente la nomina di un nuovo premier in 48 ore”. “Macron – ha aggiunto – si rivolgerà ai francesi sulla situazione politica”.
“Sento che un cammino è ancora possibile”, ha aggiunto. Dal sul punto di vista, la maggioranza dei parlamentari è contraria allo scioglimento dell’Assemblea. Quindi in teoria una maggioranza si potrebbe trovare. Ma fino a quando?
La crisi economica accentua le difficoltà
La crisi politica si intreccia con una situazione economica difficile. Il debito pubblico francese ha raggiunto i 3.416 miliardi di euro, pari al 115,6% del PIL, mentre il deficit pubblico si è attestato al 5,8% nel 2024. I prossimi mesi saranno cruciali per approvare un bilancio in grado di invertire questa tendenza.
Nel frattempo, i costi degli interessi sul debito continuano a salire, con una previsione di 67 miliardi di euro per il 2025. Il fallimento nell’approvare una legge di bilancio potrebbe danneggiare ulteriormente l’immagine della Francia sul piano internazionale.
Le reazioni della politica francese
Le dimissioni di Lecornu e il rischio di elezioni anticipate hanno innescato forti reazioni tra i principali partiti. Marine Le Pen ha definito la situazione attuale una “farsa” e ha chiesto una rapida convocazione delle elezioni. Dallo stesso lato politico, Bardella ha affermato che il ritorno alle urne è indispensabile per ristabilire la stabilità nel Paese.
Sul fronte opposto, Mathilde Panot, della France Insoumise, ha avvisato che non sosterrà alcun governo legato al “macronismo”. Olivier Faure, leader dei Socialisti, ha respinto l’idea di alleanze con i macronisti e ha chiesto la nomina di un premier di sinistra. Edouard Philippe, ex primo ministro e alleato di Macron in passato, ha invece esortato il presidente a considerare elezioni presidenziali anticipate.
Il futuro incerto della Quinta Repubblica
Le prossime 48 ore saranno decisive per capire se la Francia riuscirà a evitare nuove elezioni o se gli sviluppi della crisi politica costringeranno il presidente Macron a convocare i cittadini alle urne. Qualsiasi decisione sarà cruciale per stabilire il futuro del sistema politico ed economico francese, segnato da divisioni e instabilità crescenti.
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