Cin cinico

La Milano di Sala: martellate in testa per un orologio

25enne picchiato e rapinato lo scorso 5 luglio. I due malviventi arrestati per rapina aggravata e tentato omicidio

9.4k 87
martellate milano 2

Un ragazzo di venticinque anni, un agguato nel cuore della città per un orologio da quattromila euro. È accaduto il 5 luglio a Milano, in piazza Missori, a pochi metri dal Duomo: Alessandro Briguglio è stato colpito con un martello alla testa per essere derubato, ridotto in fin di vita per un misero bottino. Un altro colpo e probabilmente non sarebbe neanche qui a raccontarlo. 

La cosa agghiacciante è che la feroce aggressione è avvenuta in una delle zone più frequentate e passeggiate della città, il punto nevralgico stesso di Milano e si è verificata nonostante passanti e presidi delle forze dell’ordine a poche decine di metri. La notizia di oggi è che finalmente, quasi a due mesi di distanza, sono stati identificati i responsabili. Purtroppo non è un episodio isolato. I colpi agli orologi di lusso scandiscono ormai la cronaca milanese con inesorabile regolarità: dal turista aggredito in Porta Venezia per un Richard Mille da 250mila euro, ai colpi milionari messi a segno nel Quadrilatero.

Tuttavia, l’aggressione in centro ai danni del venticinquenne rappresenta un tremendo acutizzarsi della violenza e non solo dei furti. Girare in pieno centro armati di un martello evidenzia che i malviventi a Milano ormai godono di un senso di impunità e di serenità davvero preoccupante. Una deriva sconcertante che ormai non risparmia più neppure chi, ingenuamente, credeva che passeggiare in centro fosse una garanzia di sicurezza.

E qui si innesta la questione politica, quella che la giunta guidata da Beppe Sala si ostina a minimizzare con una formula degna di Ponzio Pilato: “è un problema di percezione”. Sarebbe bello se Sala convocasse a Palazzo Marino il giovane che ha rischiato di morire per 4mila euro, lo guardasse in faccia e gli dicesse “non erano martellate, hai percepito male tu!”. Almeno sarebbe coerente con il suo pensiero.

Ma realtà è che a Milano gli unici a non percepire davvero il pericolo sono i membri dell’amministrazione: i cittadini e i turisti invece lo subiscono sulla loro pelle, con la brutalità di chi viene colpito al volto o aggredito per strada in piena sera. Il sindaco, dal canto suo, continua a vestire i panni del curatore d’immagine, del marketing manager, più preoccupato di salvaguardare il brand “Milano” che di affrontare il deterioramento della sicurezza.

C’è un cinismo di fondo nel liquidare tutto come una questione percettiva. È un modo elegante per dire ai milanesi che il problema non esiste neanche. È una negazione di colpa che umilia le vittime e deresponsabilizza l’amministrazione. La verità, crudele e lampante, è che Milano non è più sicura neppure dove dovrebbe esserlo per definizione: nel suo centro, nelle sue piazze simbolo, nei luoghi che dovrebbero incarnare civiltà e ordine. Parlare di “percezione” a fronte di rapine a colpi di martello significa supercazzolare la cittadinanza. 

E allora sì, bisogna dirlo: forse davvero la responsabilità è di chi ha preferito coltivare l’immagine patinata di una città europea piuttosto che garantire il diritto elementare a camminare in strada senza rischiare di morire per un orologio. Sala può continuare a ripetere la sua liturgia lavativa; i milanesi, invece, hanno già smesso di credergli.

Alessandro Bonelli, 28 agosto 2025

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Seguici sui nostri canali
Exit mobile version