La mossa di Trump: “Ok al piano d’attacco, ecco cosa manca”. L’Iran colpisce un ospedale

Il presidente americano avrebbe approvato i piani. Putin torna a proporsi. Danni ingenti alla struttura di Be'er-Sheva

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Trump khamenei israele

“Un accordo è ancora possibile, ho delle idee ma non ho deciso”. Così, poche ore fa, Donald Trump è tornato a parlare della crisi tra Israele e Iran. Teheran “vuole venire a vedermi alla Casa Bianca”, ha insistito rispondendo ai cronisti , per poi aggiungere: “Ho delle idee su cosa fare, ma non ho ancora preso una decisione definitiva. Mi piace prendere la decisione finale un secondo prima che sia necessario, perché le cose cambiano, soprattutto con la guerra”. Il presidente americano ha poi accennato all’esistenza di un “piano” americano pronto in caso di caduta del regime iraniano: “Abbiamo un piano per tutto, ma vedremo che cosa succede. Forse – ha continuato, senza specificare a cosa si riferisse – finirà molto rapidamente”.

Secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal, Trump ha approvato i piani di attacco alla Repubblica islamica, ma per il momento non ha dato il via libera finale. In base a quanto emerso, il tycoon vuole vedere prima se Teheran si decide ad abbandonare il suo programma nucleare. Sul punto è tornato nelle dichiarazioni alla stampa: “Sono 20 anni, forse più, che dico che l’Iran non può avere un’arma nucleare. Lo dico da molto tempo e credo che siano stati a poche settimane dall’averne una”. “L’Iran non può avere un’arma nucleare, troppa devastazione. E la userebbero” ha proseguito: “Io credo che la userebbero. Altri non la useranno, ma io credo che loro lo farebbero. È così. È molto semplice”.

Nel frattempo, mentre la capitale iraniana continua a essere bersagliata dai raid israeliani, la Guida Suprema Ali Khamenei è riapparsa in televisione, in un messaggio registrato trasmesso dalla tv di Stato. Un discorso di nove minuti, pronunciato da un luogo segreto che fonti occidentali ritengono essere un bunker sotterraneo fuori Teheran, nel quale l’86enne leader ha ribadito che l’Iran “non si arrenderà mai” e ha avvertito che un eventuale intervento militare statunitense “provocherà danni irreparabili”.

Alle sue spalle, l’immancabile ritratto dell’ayatollah Khomeini. Di fronte, una nazione che affronta il sesto giorno di bombardamenti, con il centro della capitale colpito e la rete Internet pressoché interamente interrotta. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, due impianti per la produzione di centrifughe, a Karaj e nella stessa Teheran, avrebbero subito danni significativi. Colpita anche una università legata ai Pasdaran. Mentre stanotte Israele ha colpito il reattore iraniano ad acqua pesante di Arak.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Secondo fonti israeliane, Teheran avrebbe lanciato oltre un migliaio di droni e 400 missili balistici dall’inizio del conflitto: almeno 20 avrebbero superato le difese, causando vittime e danni a centri urbani, compresa Tel Aviv. La Repubblica islamica ha rivendicato anche l’uso di vettori ipersonici. Il bilancio delle vittime resta provvisorio: almeno 24 morti e 500 feriti in Israele, mentre l’ong Hrana riporta oltre 580 morti e 1.300 feriti in Iran. Nella notte Teheran ha colpito un ospedale israeliano nella città di Be’er-Sheva, nel sud di Israele, oltre a Tel Aviv, Ramat Gan e Holon.

In precedenza Trump, parlando con la stampa alla Casa Bianca, aveva confermato di aver dato “carta bianca” al premier israeliano Benjamin Netanyahu. Trump aveva anche sostenuto che emissari iraniani avrebbero fatto trapelare l’intenzione di negoziare, affermazione però smentita con fermezza dalla missione iraniana all’Onu: “Non trattiamo sotto minaccia, e tanto meno con chi cerca la guerra”.

Aumenta, nel frattempo, la presenza militare statunitense nella regione. La portaerei USS Gerald R. Ford è attesa nei prossimi giorni a rinforzare il dispositivo navale già dispiegato, mentre movimenti insoliti sono stati registrati nella base NATO di Aviano. I media israeliani hanno diffuso immagini satellitari della base americana di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, che mostrano quattro bombardieri strategici B-2. Questi velivoli sarebbero in grado di trasportare le bombe GBU-57 “bunker buster”, capaci di penetrare le strutture sotterranee come quella dell’impianto nucleare di Fordow. Il clima resta teso, e la possibilità di un allargamento del conflitto non è esclusa.

Da registrare, in serata, il nuovo intervento di Vladimir Putin. Il presidente russo ha affermato di tenere possibile trovare una “soluzione” che vada bene sia a Israele che all’Iran, mentre sostiene che i raid israeliani stiano “consolidando” il sostegno del popolo alla leadership. “È una questione delicata, e naturalmente dobbiamo essere molto cauti, ma a mio parere, nel complesso, è possibile trovare una soluzione”, ha aggiunto lo zar: “Attualmente, possiamo vedere che in Iran la società si sta consolidando attorno ai leader politici del Paese”. Putin è dunque fiducioso: “Esistono opzioni per garantire gli interessi dell’Iran nell’energia nucleare pacifica e per alleviare le preoccupazioni di Israele. Le abbiamo presentate ai nostri partner” la sottolineatura durante un incontro con le agenzie di stampa internazionali.

Per quanto concerne l’Europa, il presidente Emmanuel Macron ha fatto sapere che la Francia prenderà “un’iniziativa” per “proporre una soluzione negoziata” per il conflitto tra Israele e Iran. Così la nota dell’Eliseo al termine della riunione del Consiglio di difesa e sicurezza: Macron “ha sottolineato che una soluzione duratura al programma nucleare e missilistico balistico può essere raggiunta solo attraverso il negoziato, ha inoltre ribadito la volontà della Francia di impegnarsi in un dialogo senza compromessi con l’Iran sulle sue attività destabilizzanti nella regione”.

Franco Lodige, 19 giugno 2025

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