
L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone ha fatto dichiarazioni choc. È il presidente del comitato militare della Nato, il massimo ufficiale militare dell’Alleanza. In un’intervista al Financial Times ha spiegato che la Nato sta valutando un approccio più aggressivo verso la Russia. L’idea è rispondere in modo diverso a cyberattacchi, sabotaggi e violazioni dello spazio aereo. “Stiamo studiando tutto”, ha detto Cavo Dragone. Ha aggiunto: “Sul fronte informatico, siamo piuttosto reattivi. Stiamo valutando di essere più aggressivi o proattivi invece che reattivi”.
Un attacco preventivo come azione difensiva?
L’ammiraglio italiano ha usato parole forti. Ha detto che un “attacco preventivo” potrebbe essere considerato “un’azione difensiva”. Questo concetto rappresenta un cambiamento per l’Alleanza. “È più lontano dal nostro normale modo di pensare e di comportarci”, ha specificato Cavo Dragone. L’idea di essere “più aggressivi rispetto all’aggressività della nostra controparte potrebbe essere un’opzione”. La discussione però si scontra con limiti pratici. Le questioni principali sono “il quadro giuridico, il quadro giurisdizionale, chi lo farà?”.
Cavo Dragone ha ammesso che la Nato opera con molti vincoli. L’Alleanza ha “molti più limiti della nostra controparte, per motivi etici, legali e giurisdizionali”. Secondo l’ammiraglio, “è un problema”. Ha chiarito: “Non voglio dire che sia una posizione perdente, ma è una posizione più difficile di quella della nostra controparte”. Alcuni diplomatici, specialmente dei paesi dell’Europa orientale, spingono per una risposta più dura. Vogliono che la Nato smetta di limitarsi a reagire e passi al contrattacco.
L’ammiraglio ha portato un esempio concreto di deterrenza che funziona. Ha citato la missione “Baltic Sentry”, avviata a gennaio nel Mar Baltico. Questa operazione sorveglia infrastrutture critiche come i cavi sottomarini. “Dall’inizio di Baltic Sentry non è successo nulla”, ha osservato Cavo Dragone. Per lui questo risultato ha un significato preciso: “Quindi significa che questa deterrenza sta funzionando“. La missione dimostra che la presenza e la vigilanza possono prevenire incidenti.
La reazione immediata di Mosca
Le dichiarazioni dell’ammiraglio hanno provocato una risposta immediata dalla Russia. Il ministro degli Esteri russo ha definito le parole “uno passo estremamente irresponsabile”. Secondo Mosca, “una dichiarazione simile dimostra il desiderio di escalation“. Anche in Italia il ministro degli Esteri Antonio Tajani è intervenuto. Ha detto che gli attacchi ibridi sono “una questione che deve seguire la Nato”. Tajani ha ribadito che si tratta di “un tema importante per la Nato”.
Chi è l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone
Giuseppe Cavo Dragone è una figura di primo piano. Nato ad Arquata Scrivia il 28 febbraio 1957, ha una lunga carriera nella Marina Militare italiana. È stato pilota militare, comandante della portaerei Giuseppe Garibaldi e capo dei sommozzatori incursori. Ha guidato l’Accademia Navale e il comando operativo interforze. Dal 2019 al 2021 è stato capo di stato maggiore della Marina. Poi è diventato capo di stato maggiore della Difesa. Dal 2023 è il presidente del Comitato militare della Nato, la massima carica militare dell’Alleanza.
Il Comitato militare che Cavo Dragone presiede è l’organo militare più alto della Nato. Riunisce i capi di stato maggiore della difesa di tutti i paesi membri. Il suo compito principale è dare consigli ai vertici politici dell’Alleanza. Si occupa di strategia, difesa, pianificazione delle forze e operazioni militari. Il presidente del Comitato fa da ponte tra la dimensione militare e le decisioni politiche. Rappresenta e porta la voce delle forze armate dei paesi membri.
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