
Tutti parlano della Flottilla. C’è chi la esalta, chi la condanna, chi la schernisce e chi la usa come arma politica. Io invece credo che da questa vicenda possiamo e dobbiamo trarre una lezione che ci riguarda direttamente: proprio noi liberali, liberisti e libertari che siamo i veri clandestini della libertà in Italia. Clandestini perché oscurati e marginalizzati dal sistema statalista e dalla sua “grande stampa”. Clandestini perché non abbiamo la gran cassa della stampa di regime né l’appoggio dei partiti, delle corporazioni e dei sindacati parastatali. Clandestini perché non ci pieghiamo alle logiche neokeynesiane che oggi dominano persino nei partiti che si definiscono “liberali”, ormai parte integrante del sistema di tasse, debito e sussidi, solo il fiore all’occhiello del Leviatano.
Eppure, proprio questa clandestinità dovrebbe darci forza. La storia insegna che le idee che cambiano il mondo non nascono mai dai palazzi, ma da minoranze ribelli che non si rassegnano e che diventano un’onda inarrestabile, capace di risvegliare le coscienze della maggioranza. Ma servono i giovani dalla nostra parte.
Oggi in Italia il vero Golia da abbattere non è lontano: è qui, ed è lo Stato italiano. Iper-tassazione che divora redditi e iniziativa; burocrazia sindacalizzata che paralizza ogni slancio produttivo; sindacati parastatali trasformati in partiti-ombra che difendono solo i garantiti e dimenticano i giovani che poi pretendono di portare nelle loro piazze; ecofollie ideologiche che, in nome del “clima”, impongono tasse, divieti, nuove catene e forme di controllo sociale.
Ma allora guardiamo oltre i nostri confini: in Nepal, in Indonesia, in Pakistan, giovani che rischiano la prigione o addirittura la vita scendono in piazza contro governi corrotti, caste intoccabili e autoritarismi. Si muovono senza protezioni né garanzie, ma con il coraggio di chi sa che la libertà vale più della paura. Usano i social, i meme, parlano il linguaggio del loro tempo. Sono contemporanei e coraggiosi. E noi, in Italia? Possibile che in un Paese dove nessuno rischia il carcere per un corteo e dove la libertà di parola è formalmente garantita, non riusciamo a riempire le piazze per chiedere ciò che ci viene strappato a tutti ogni giorno da tasse, burocrazia e debito, ma in particolare proprio alle nuove generazioni? Dobbiamo lasciare queste piazze alla sinistra sociologica e a Landini? La battaglia liberista non è solo economica: è antropologica, culturale, morale.
La vera ribellione dei giovani non dovrebbe essere occupare le università per chiedere più Stato, ma scendere in piazza per chiedere meno Stato, meno tasse, meno catene, meno padroni. E qui la lezione della Flottilla è chiarissima: chi l’ha organizzata ha saputo parlare ai giovani con il linguaggio dell’epica e dell’avventura. La loro forza è stata trasformare un’azione politica in un racconto romantico e ribelle. Anche noi dobbiamo fare lo stesso. Perché non c’è nulla di più epico, nulla di più coraggioso che difendere la Libertà dall’oppressione statale. Noi non abbiamo televisioni e giornali, ma abbiamo una forza che loro non avranno mai: la verità dei numeri dello sfacelo statalista e la chiave per cambiare pagina, che è la Libertà. E allora basta rassegnazione. È tempo di reagire! Come la Flottilla sfida i blocchi navali, noi dobbiamo sfidare il blocco culturale e politico che ci tiene prigionieri.
È il momento di scendere nelle piazze con la bandiera della Libertà. Perché ogni rivoluzione autentica è cominciata così: da pochi, clandestini, ribelli, dai giovani e dalle università. Ma poi ha cambiato la storia.
Andrea Bernaudo, 5 ottobre 2025
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