
La Global Sumud Flotilla, composta da 46 imbarcazioni, è in navigazione verso Gaza. A bordo delle navi si trovano attivisti, parlamentari e personalità internazionali. Tra i partecipanti italiani spiccano Arturo Scotto, deputato del Partito Democratico, e Annalisa Corrado, europarlamentare dello stesso partito. Dopo giorni di interviste, messaggi, sostegno alla Flotilla, adesso però il Pd sembra fare un passo indietro. Se non scende proprio, poco ci manca: i due parlamentari, infatti, non hanno intenzione di cercare il martirio e si fermeranno al primo messaggio che arriverà dalle forze armate israeliane.
“Non vogliamo forzare blocchi ma portare aiuti, chi è nell’illegalità è Israele quando attacca in acque internazionali. Ma all’alt di Israele ci fermeremo. Credo che nessuna delle imbarcazioni voglia forzare il blocco, perché si tratta di una missione pacifica e non violenta: queste sono le regole di ingaggio fin dall’inizio. Il blocco è illegale chiedo al governo di attivarsi affinché il blocco venga rimosso”, ha spiegato Arturo Scotto, deputato del Pd. Eppure gli altri militanti sembrano fare sul serio. “Noi salpiamo – ha detto nei giorni scorsi la portavoce della Freedom Flotilla Coalition, Tan Safi – per bloccare e rompere il blocco illegale di Israele su Gaza, che ha privato palestinesi del loro diritto di autodeterminazione, della loro sovranità, della nostra libertà di movimento e altri fondamentali diritti umani. Salpiamo per aprire un corridoio nel mare. Il nostro focus non è quello di portare degli aiuti, ma quello di finirla con un sistema che crea il bisogno di questi aiuti, tanto per iniziare”. E lo stesso ha ribadito anche Simona Moscarelli del Global Sumud Flotilla incontrando i delegati della Cgil a Roma: “È vero che stiamo portando degli aiuti umanitari a Gaza ma non è l’obiettivo principale della nostra missione. Il nostro è un atto politico, noi vogliamo creare un corridoio umanitario stabile, rompere il blocco navale degli israeliani e vogliamo che questo genocidio cessi il prima possibile”.
Le parole del presidente Mattarella
La domanda è: gli onorevoli Pd sapevano di dare appoggio e protezione ad una missione così rischiosa e pericolosa? Ad una missione che anche Sergio Mattarella ha infine invitato ad evitare? La missione non è priva di rischi: diversi droni hanno sorvolato le navi e, negli scorsi giorni, 11 imbarcazioni sono state colpite da flash bang e polveri urticanti. Senza dimenticare che nel 2010 una nave umanitaria che cercò di forzare il blocco venne abbordata e il tutto finì con nove militanti morti.
Le tensioni con Israele e una flotta di contrasto
Mentre la flottiglia si dirige verso la zona del blocco navale israeliano, a Tel Aviv si lavora per contrastare l’iniziativa. L’ex ostaggio israeliano Emily Damari e l’influencer Natalie Dadon stanno organizzando una flotta di imbarcazioni locali, il cosiddetto “muro blu e bianco”, per impedire alle navi umanitarie di raggiungere Gaza. Emily Damari, liberata dopo 471 giorni di prigionia a Gaza, ha costruito la sua rete di supporter per richiamare l’attenzione sulla sicurezza di Israele e sulla liberazione di prigionieri, tra cui suoi amici personali.
Le preoccupazioni dell’Italia
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno espresso preoccupazione per i rischi della missione, ricordando episodi passati in cui vi furono conseguenze gravi, come la perdita di vite umane. Tajani ha ribadito l’importanza di garantire la sicurezza degli italiani coinvolti e ha chiarito che la Marina militare italiana non forzerà il blocco israeliano. “Siamo preoccupati, visto anche l’incidente avvenuto anni fa in quella zona, in cui sono morti dieci turchi – ha spiegato Crosetto – Quello che sto dicendo dall’inizio alle persone sulle barche: non conta la volontà o il sentimento ma i rischi che si possono trovare davanti. Ho sempre auspicato che non ci fossero conseguenze letali. La cosa che mi preoccupa di più è che le imbarcazioni saranno intercettate e il grande numero di navi porta anche il rischio di incidenti”. La speranza è che gli attivisti vengano “solo arrestati”. “Metterei la firma perché succedesse l’arresto senza alcun altro tipo di conseguenza”, dice il ministro della Difesa.
La Marina italiana, che sta seguendo la missione con la nave Alpino, ha fatto sapere che tra le cento e le centoventi miglia nautiche di distanza dalla Striscia di Gaza si fermerà e invierà una comunicazione alla Flotilla invitandola a non proseguire oltre se non vogliono esporsi a rischi. La Global Sumud, però, ha già fatto sapere che non intende rispondere a questo appello: “Proseguiremo nonostante l’alert della Marina militare italiana e, fin quando saremo in acque internazionali, non ci saranno segnali di stop da parte di altre nazioni come Israele andiamo avanti”, ha fatto sapere Annalisa Corrado.
Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).