
È bastata una parola – patrimoniale – per far saltare la sinistra. L’occasione, stavolta, arriva dall’altra parte dell’oceano: l’elezione di Zohran Mamdani come nuovo sindaco di New York, simbolo del comunismo 2.0, ha dato la scossa ai nostri progressisti. E sull’onda lunga della novità, Maurizio Landini ha pensato bene di rispolverare un classico del repertorio ideologico: tassare l’1% più ricco della popolazione.
Da lì, il caos. Elly Schlein si è subito lanciata nell’inseguimento del capo della Cgil, come le capita spesso, ma stavolta ha voluto giocare al rialzo. Non bastava una patrimoniale nazionale — troppo modesta — meglio una tassa europea sui miliardari. Una mossa che, se non altro, conferma un fatto: quando la sinistra è in difficoltà, tira fuori le tasse come altri tirano fuori i rosari. E naturalmente, dall’altra parte, Giorgia Meloni ha colto la palla al balzo: “Le patrimoniali ricompaiono ciclicamente nelle proposte della sinistra. È rassicurante sapere che, con la destra al Governo, non vedranno mai la luce.”
Un post velenoso, ma efficace. Perché basta poco per far partire la controffensiva. Schlein, in piena modalità indignata, ha reagito accusando la premier di essere “la migliore amica dei ricchi”: “Con che faccia Meloni stamattina si sveglia e attacca le opposizioni? Il suo governo verrà ricordato come quello dei salassi per famiglie e imprese italiane e per gli aiuti ai più ricchi”. E non contenta, ha rincarato la dose: “Con Meloni al governo la pressione fiscale è salita al 42,8%, il massimo degli ultimi dieci anni. E come se non bastasse nella prossima manovra interviene sull’Irpef e aiuta di nuovo i più ricchi anziché il ceto medio che si è impoverito”.
Tutto giusto, direbbe qualcuno. Peccato che, mentre Schlein lancia anatemi e Landini brandisce la falce fiscale, Giuseppe Conte prende le distanze. Il leader grillino, che fiuta sempre l’aria prima di esporsi, ha messo le mani avanti: “Non so se a sinistra c’è una discussione, ma per noi, che siamo una forza progressista indipendente, una patrimoniale non è all’ordine del giorno”. Tradotto: noi non ci caschiamo. Anche perché Conte preferisce attaccare la premier da un altro fronte: “Questa di Meloni è una ‘manovrina’ che dà briciole a famiglie e imprese italiane. In realtà questo è il governo del record della pressione fiscale. Una montagna di tasse, 25 miliardi, si è abbattuta sul ceto medio e sulle fasce più deboli della popolazione. È questa la vera patrimoniale”.
Insomma, per Conte la patrimoniale c’è già — ma l’ha fatta la destra. Una logica contorta, ma utile a non scontentare nessuno. Nel frattempo, i compagni di Avs – Fratoianni e Bonelli – si schierano con Landini, chiedendo “una tassazione delle grandi ricchezze” e accusando la premier di aver aumentato la pressione fiscale: “Chi paga? Sempre gli stessi: lavoratori e pensionati. La destra difende i ricchi e ha abbandonato i poveri.” Ecco servita, dunque, la solita sinistra divisa in tre: chi sogna di tassare i miliardari, chi vuole farlo ma in Europa, e chi fa finta di no. Nel frattempo, il “campo largo” rischia di diventare un campo minato, pronto a esplodere proprio sulla patrimoniale.
Dal fronte centrista arrivano, prevedibilmente, le stilettate. Matteo Renzi non si è fatto pregare: “L’opposizione oggi potrebbe avere gioco facile e incalzare Meloni chiedendo conto del fatto che con la destra ci sono più tasse. Ma non lo fa perché un pezzo della sinistra anziché chiedere di abbassare le tasse rilancia la patrimoniale. Più parli di patrimoniale, più fai un regalo al Governo che ha aumentato la pressione fiscale più di chiunque altro. Si chiama autogol. E con gli autogol si perdono le partite.”
Il tutto mentre Azione parla di “sinistra avversaria di sé stessa” e Riccardo Magi tenta di mantenere la calma denunciando “una polemica strumentale” della premier. La verità è che la patrimoniale è diventata la cartina di tornasole delle contraddizioni della sinistra. Schlein sogna la tassa dei sogni, Landini vuole rifondare il ’77, Conte gioca da solista e il resto dell’opposizione guarda la scena come si guarda un incidente in diretta. E mentre nel “campo largo” volano le accuse, la premier non deve fare niente: le basta aspettare. Perché quando la sinistra parla di patrimoniale, non serve neanche la campagna elettorale: la vince da sola.
Franco Lodige, 8 novembre 2025
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