
Fino a ieri data per persa dal centrodestra, la Campania oggi torna a essere un campo di battaglia aperto. Forse non c’è una regione blindata dal “campo largo”. Giorgia Meloni ci crede e non da oggi: i segnali arrivano da settimane, tra visite riservate, candidature calibrate e un lavoro sotterraneo che punta a far saltare uno degli ultimi fortini rossi (o giallorossi) del Mezzogiorno.
Sulla carta i sondaggi danno ancora in vantaggio Roberto Fico, ex presidente della Camera e volto “presentabile” del grillismo napoletano. Nando Pagnoncelli lo accredita di un 53 per cento contro il 42,5 di Edmondo Cirielli. Repubblica, che cita Noto e Swg, alza l’asticella al 54,5 per Fico e al 42,5 per Cirielli. Insomma, numeri che a prima vista sembrerebbero chiudere la partita. Ma la verità, come ammettono anche alcuni osservatori di sinistra, è che quella forbice si sta assottigliando giorno dopo giorno. E i sondaggi – come dice Cirielli – “fanno quello che dice chi li paga”.
Meloni, da parte sua, fiuta l’aria buona. Il premier e leader di Fratelli d’Italia sa che la Campania è molto più contendibile di quanto dicono le percentuali e soprattutto che un colpaccio lì avrebbe un valore simbolico enorme. Non solo perché gran parte del Mezzogiorno è il tallone d’Achille storico del centrodestra, ma perché strappare la regione a un ex grillino significherebbe certificare la crisi definitiva del “modello Conte”. E di Conte, in effetti, si vede l’ombra ovunque: accompagna Fico nei tour elettorali, prova a trasmettere entusiasmo, ma appare più un garante politico che un trascinatore. “Non mi lascio appassionare dai sondaggi del giorno”, ha detto: “Penso alle traiettorie che stiamo perseguendo, alla solidità del progetto politico”. Parole che suonano più da difesa che da attacco.
Cirielli, invece, mostra di crederci. Parla a ogni incontro, entra nei mercati, nelle case, nei circoli professionali. E attacca i grandi quotidiani “che pensano di cambiare il corso” con numeri accomodati. “Capisco che perdere la Campania”, ha detto, “sia per il campo largo un terrore più che una paura, ma bisognerebbe utilizzare l’informazione in modo più responsabile”. E qui tocca un punto vero: la sinistra teme di non poter contare più neppure su quel voto di appartenenza che, per decenni, ha blindato la regione.
C’è poi l’incognita Vincenzo De Luca, il vero convitato di pietra di questa campagna. Il suo movimento personale, “A testa alta”, secondo Pagnoncelli vale un 6,5 per cento. Pochi punti, ma decisivi, perché potrebbero sottrarre voti proprio al candidato grillino. Non è un mistero che tra De Luca e Fico non scorra buon sangue: la competizione interna al centrosinistra rischia di pesare più dell’avversario esterno.
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Nel frattempo, il fronte progressista si trincera dietro la solita strategia dell’indignazione. Gli esponenti del centrodestra hanno denunciato un presunto ormeggio abusivo della barca di Fico nel porto militare di Nisida. Il deputato Sergio Rastrelli ha già depositato un’interrogazione al ministro Crosetto. Fico liquida tutto come “assurdità di una destra che attacca personalmente, che non ha argomenti, che non ha programmi e che vuole trovare qualcosa che non c’è”. Ma l’episodio, al di là della fondatezza, mostra una certa nervosità nel campo avversario.
Certo, resta il tema dell’affluenza. Si teme un crollo al 44 per cento, ben undici punti in meno rispetto al 2020. E un voto così depresso, storicamente, premia chi ha più motivazione, chi porta la gente ai seggi. In questo caso, il centrodestra. La macchina elettorale di Meloni, compatta e determinata, potrebbe approfittarne.
E allora sì, la Campania potrebbe non essere più una roccaforte. È un terreno aperto, contendibile, dove i margini contano più dei pronostici. Se il vento politico continua a soffiare come negli ultimi mesi, e se Giorgia Meloni riuscirà a mobilitare la sua base, il colpaccio non è affatto impossibile.
Franco Lodige, 8 novembre 2025
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