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La politica non faccia l’errore: Beppe Sala non deve dimettersi

Dopo Toti, i partiti non sfruttino l'inchiesta: così consegnano tutto il potere alla magistratura (e prima o poi toccherà a loro)

giuseppe sala Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Sbaglia sapendo di sbagliare chi, nel perimetro politico del centrodestra, sbraita e si dimena chiedendo a gran voce le dimissioni del sindaco di Milano, Beppe Sala, recentemente raggiunto da un avviso di garanzia nell’ambito delle indagini sull’urbanistica condotte dai pm milanesi. La maxi-inchiesta della Procura di Milano sulla gestione selvaggia dell’urbanistica in città, che riguarderebbe un presunto sistema criminale di speculazione edilizia, deflagrata nelle scorse ore, dopo tre anni di indagini, ha prodotto, al momento, sei richieste di arresto e ben settantaquattro avvisi di garanzia, tra cui, quello indirizzato al primo cittadino del capoluogo lombardo.

La notizia dell’iscrizione di Beppe Sala nel registro degli indagati ha inevitabilmente sollevato un polverone mediatico, frantumando letteralmente in due la politica, impegnata in uno scontro fratricida, anche all’interno delle medesime coalizioni, tra giustizialisti e garantisti. Da un lato, c’è chi, tanto a destra quanto a sinistra, cavalcando cinicamente la tempesta giudiziaria abbattutasi sulla giunta milanese, non vorrebbe proprio farsi scappare l’occasione per pretendere la testa del sindaco di Milano. Dall’altro, invece, c’è chi continua a sventolare orgogliosamente il vessillo garantista e chiede a Sala di restare al suo posto e resistere stoicamente al ciclone mediatico-giudiziario che rischia di travolgere la sua giunta, e con essa, inevitabilmente, la stessa città di Milano.

Uno scontro epocale che oltrepassa, infrangendolo, il perimetro dei due macro-schieramenti politici tradizionali, data la presenza di una foltissima pattuglia di giustizialisti inferociti da ambo le parti, e richiama, per certi versi, la barbarie della stagione di Mani Pulite, allorquando la semplice ricezione da parte di un esponente politico di un normalissimo avviso di garanzia equivaleva, ipso facto, ad un’inappellabile sentenza di condanna. Adesso, nonostante i tre decenni giustizialisti lasciati alle spalle e l’apparente conversione, evidentemente poco convinta, di talune forze politiche alla causa garantista, lo schema manipulitista sembrerebbe riproporsi ancora una volta con estrema prepotenza.

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Fdi e Lega, probabilmente immemori di avere a lungo patito le atroci conseguenze del morbo giustizialista, nonché di stare essi stessi conducendo un’epocale battaglia per la riforma della Giustizia, si accodano stupidamente al M5S, il partito di manettari per eccellenza che proprio su un irrazionale e inappagabile sentimento giustizialista ha costruito i suoi programmi e le sue fortune politiche, e con un passo indietro di un trentennio rispolverano la vecchia equazione: avviso di garanzia uguale obbligo di dimissioni immediate.

A un dilagante e ormai noto giustizialismo di sinistra, si affianca così un pericoloso giustizialismo di destra, che rischia di far sprofondare l’Italia indietro di trent’anni, proprio adesso che la riforma dell’ordinamento giudiziario inizia a vedere la luce. Inutile sottolineare che, almeno da parte delle forze di governo, questa dura presa di posizione di manipulitista memoria rappresentata un gravissimo errore politico. La logica improntata al garantismo, sia chiaro, se vale per l’alleato deve allo stesso modo valere anche per l’avversario politico. E la magistratura inquirente non dovrebbe mai sostituirsi alla politica, neppure se a governare è un avversario scomodo o persino detestato.

Fdi e Lega dovrebbero pertanto sfruttare questa ghiotta occasione per fare quadrato con le altre forze politiche di ispirazione garantista e condurre una battaglia comune per ristabilire una volta per tutte il primato della politica. Tornare indietro all’epoca dell’hotel Raphael, e bersagliare idealmente di monetine la giunta milanese, è sinonimo di pochezza e di miopia, e non certo prova di lungimiranza da parte di chi fa attività politica, potendosi ritrovare ben presto esso stesso nella medesima situazione in cui si trova oggi Beppe Sala. Simili rigurgiti giustizialisti non servono né alla sinistra né tantomeno alla destra. Giovano solo a preservare lo strapotere della Magistratura e ad alimentare gli appetiti di chi si prodiga alacremente per affossare il percorso riformatore del sistema giudiziario.

Salvatore Di Bartolo, 18 luglio 2025

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