
Repubblica esalta Repubblica, Serra esalta Serra, Repubblica esalta Serra, Serra esalta Repubblica. Sarà che sono rimasti così pochi che non gli resta se non cantarsela e suonarsela tra loro, solo che se 50mila a riempire una piazza fa un discreto colpo d’occhio, per riempire una testata è da dar testate contro il muro. Cinquantamila alla leggendaria trasumazione per l’Europa nello spirito di Ventotene ch’entro gli rugge ancora, all’umorista arrivato nietzschianamente a raggiungersi: da battutaro a capopopolo, anche se lui si sente più un redditiero da cucina che, avendo un tubo rotto, ha radunato gli idraulici di tutto il mondo, unitevi e sbandierate per la pace tedesca di Ursula, che vuole un riarmo da un trilione di euro: ma chi si sofferma su questi dettagli è un provocatore, uno della sinistra putiniana che non ragiona.
Così, con una lucidità perfino potenziata dall’età, Michele Serra, apostolo della pace bellica, se la canta e se la suona a Bologna, in una occasione commemorativa di se stesso. Racconta Michele nella sua lettera agli idraulici di buona volontà, che tutto cospirava contro di loro ma poi Orfeo, il direttore del circolo di Rep, lo ha infuso, vai e procedi sulla via di Bruxelles. In quel tempo, Serra si era trovato “la posta intasata di mail”, proprio così, in una singolarissima crasi tecnologica, come uno che va all’ufficio postale e si sorprende travolto da messaggi informatici, ma tutti plebiscitariamente a favore: si fa, si fa, e chi non è d’accordo è uno scoreggione, “i fanatici sono come i peti, non sono predisposti ad altra funzione che alla detonazione” e qui torna fuori la zampata del vecchio leone, anche se la fisiologia dal Cuore è scesa leggermente.
Michele ammaestra le genti bolognesi, “Dio patria e famiglia sono il contrario dello spirito federalista europeo che è transnazionale, laico, aperto ai diritti” laddove ovviamente “L’Europa di Meloni è l’Europa delle Nazioni”, ah che lordura, che vergogna, pare Giochi senza frontiere, quel torneo televisivo che distraeva le masse con sfide ginniche da gioventù littoria nel segno dell’Europa. Veramente il nazionalismo patriottico sarebbe una elaborazione illuminista, ma che stai a spaccà er capello, erano scoreggioni pure i giacobini. Mò bravo, compagno Serra, che ancora una volta scambi la propaganda con la realtà, la quale sarebbe che la Ue in 30 anni ha fatto talmente schifo che “ce ne vuole di più”, per dire è ora che serva a qualcosa, naturalmente dopo essersi data una riformata.
Ma i Serra, come i Benigni, la realtà la snobbano per vezzo classista, noi possiamo trascenderne perché il nostro censo ci permette di restare avulsi, in una vaghezza propagandistica quasi interdetta, trasognata, insomma se la Ue vi distrugge la vita nei modi più demenziali e autoritari, cazzi vostri, è bella la Ue, è Ventotene, Spinelli e gli altri, è Sant’Egidio e l’utopia perenne, la balla perenne del “pacifismo magnifico, generoso, attento alle persone”. Sì, certo, e intanto che culliamo illusioni, viviamo di nostalgia: quanto eravamo belli, umani, giusti, pacifisti noi 50mila quella volta, noi idraulici del mondo che affonda, ma “abbiamo ancora molte cose da dirci prima che il mondo finisca”, noi che “viviamo in cucina come Guccini”.
Sarà anche un fatto fisiologico, ma a una certa anagrafe le deflagrazioni diventano inevitabili ancheper i predicatori che diventano tromboni ma, per loro fortuna, non se ne avvedono.
Max Del Papa, 15 giugno 2025
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