Caffè avvelenato

La profezia sull’invasione si è avverata

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

Qui al bar ci ricordiamo di chi sognava “un’unica grande chiesa che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa”. Solo che adesso ci tocca constatare che il cerchio si è chiuso con una saldatura peggiore: quella tra collettivi violenti e maranza, quella tra sfascisti di professione e sfascisti per noia, rabbia e disperazione, perché le seconde generazioni di immigrati odiano il Paese che li ha accolti o in alcuni casi ha dato loro i natali, ma del quale non si sentono parte, nel quale non hanno maturato alcun senso di comunità che non sia il branco, in cui l’islam, più che elemento religioso, è fattore identitario, orizzonte di senso.

Purtroppo, dovevamo aspettarcelo. È a Limoges, in Francia, dove questa nuova grande chiesa di malvagi ha raso al suolo un municipio plurisecolare, che aveva resistito a due guerre mondiali ma non alle ultime invasioni barbariche, che si è avverata la profezia di Jean Raspail. L’autore del “Campo dei santi”, l’opera che preconizzava l’avvento di orde per le quali i nostri simboli e la nostra civiltà a tal punto non sarebbero significati nulla, che esse avrebbero trovato quasi indispensabile farne piazza pulita. E si è avverata pura la predizione sugli araldi di questo sfacelo: sarebbero stati i nostri fricchettoni, come nella scena in cui, con soddisfazione, un giovane attivista di sinistra annunciava al protagonista del libro che la massa di immigrati del Terzo mondo avrebbe defecato sui suoi divani, preferendo piuttosto sedersi per terra e mangiare con le mani.

Qualcuno diceva che si finisce per diventare ciò che si importa. Qui è persino peggio: siamo giuridicamente indifesi dinanzi alla sovversione (come dimostra il fatto che il governo debba annunciare nuove norme per fronteggiare la sfida di chi usa le manifestazioni per devastare le città). E siamo politicamente esposti al ritorno di una sinistra che, nonostante si sia incistata nelle istituzioni, non le ama. Ama solo il potere. Così, per riconquistarlo o ostacolare chi lo detiene al posto suo, soffia sul fuoco finché, quando l’incendio divampa, non alza le mani. Loro non c’entrano mai con i violenti, che però, guarda caso, si infiltrano sempre in mezzo a loro. Sarà colpa dei servizi deviati, come sembra aver insinuato Nicola Fratoianni. Loro sono immacolati. Ma non amano l’ordine, non amano la disciplina, si sentono sempre al di sopra delle regole. Non sono Stato loro.

Il Barista, 19 ottobre 2026

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