La Raggi sgombera solo gli abusivi che non piacciono a lei

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Ci pensa la realtà, si sa, a stanare e ridicolizzare il “blog” narrativo dei 5 Stelle. Quando poi si parla di Roma, i fatti assumono sempre i connotati iperbolici proporzionati al fallimento politico-amministrativo di un’intera stagione targata Virginia Raggi. L’ultimo caso – quello dell’ennesima puntata della sua crociata contro l’occupazione di CasaPound – testimonia tutta la sconnessione con i fatti concreti e urgenti della Capitale e l’incredibile iniquità di trattamento riservato nei confronti delle sacche di degrado e criminalità che si annidano nella miriade di occupazioni “rosse” che la grillina si ostina a non voler vedere.

Ci ha pensato realtà, dunque, a restituire la dimensione del fenomeno. Nelle stesse ore in cui la Raggi continuava a lanciare pomposi peana all’operazione del pm “partigiano” Albamonte per la «seconda Liberazione di Roma» (sic), ossia per la notifica del sequestro preventivo nei confronti dell’unica occupazione di destra (con accuse più che ridimensionate dal Gip), in due fra le decine e decine di occupazioni dell’estrema sinistra della Capitale si manifestavano tutti i connotati del fenomeno.

Il primo nel quartiere “autonomo” della Garbatella (il set preferito per registi e intellò progressisti e multiculti) dove in uno dei tanti palazzi occupati abusivamente da Action, l’ex Asl Roma C, scoppiava un caso di coronavirus: un’intera famiglia peruviana, inquilina dello stabile, è risultata contagiata. Un rischio focolaio in un’enclave dove vivono centinaia di immigrati, con un numero imprecisato di irregolari e senza alcun controllo sanitario. Solo un caso? Non passano che pochi minuti ed ecco un’altra notizia-shock: sette arresti di una cellula eversiva anarco-insurrezionalista, che ha come base il centro sociale “Bencivenga Occupato”. Le accuse? “Robetta”: associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico, atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi e altri reati. Addirittura uno degli arrestati sarebbe tra i responsabili dell’attentato esplosivo alla Stazione dei carabinieri di Roma San Giovanni nel 2017. Il tutto dopo anni e anni di segnalazioni e denunce degli abitanti della zona che hanno sempre segnalato – invano – l’assembramento, questo sì, e gli strani movimenti all’interno dell’occupazione.

Commenti di Virginia Raggi? Prese di posizione a suo sostegno dei sottosegretari giallo-fucsia? Conferenze stampa con impegni solenni sul contrasto all’illegalità? In questo caso tutto il “doppiopesismo” della sindaca si è manifestato con un silenzio imbarazzato. Troppo scomoda la realtà, infatti, per affrontarla. Troppo scomoda nel momento in cui il suo “consenso” politico all’agibilità dei centri sociali di sinistra – e la conseguente campagna repressiva nei confronti esclusivi di CasaPound – nient’altro è che il tentativo di Virginia di accreditarsi con quel cotè radical-chic e “Ztl” con il quale spera di poter fare pressione per un’alleanza disperata con il Pd in vista della sua ricandidatura.

E cosa c’è di meglio, allora, che cercare di intestarsi – dietro la lotta all’abusivismo “a targhe alterne” – la casacca di sceriffo antifascista per alzare un polverone sul disastro sociale della sua amministrazione e sperare in un patetico richiamo della foresta “de’ sinistra”? Peccato per lei che ancora una volta è bastato uscire dal “blog” per incontrare la realtà: gli abusivi che le fanno “comodo” le hanno fatto la festa…

Antonio Rapisarda, 15 giugno 2020

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