
L’intervento della relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese a Roma Tre accende un caso politico che non si spegne nemmeno dopo le sue precisazioni. Ma a far rumore, in questa vicenda, non sono soltanto le sue frasi: è soprattutto il muro di silenzio calato da una parte consistente della sinistra. Mentre governo e centrodestra reagiscono immediatamente, dal Partito Democratico – con l’unica eccezione del senatore Filippo Sensi – dal Movimento 5 Stelle e da Avs arriva una sola risposta: nessuna. Un’assenza che pesa, e parecchio.
Ricapitoliamo. Tutto nasce durante l’evento “Rebuild Justice”, nell’aula magna di giurisprudenza dell’università Roma Tre, dove Albanese interviene prima di partecipare al corteo romano in testa insieme a Greta Thunberg. Dal palco, la relatrice condanna l’assalto di un centinaio di manifestanti alla redazione de La Stampa: “Ha condannato, sottolineato la necessità di fare giustizia, l’assalto di un centinaio di manifestanti nella redazione de La Stampa a Torino”. Ma, subito dopo, aggiunge la frase che scatena la bufera: “Al tempo stesso questo sia anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro, per riportare i fatti al centro del loro lavoro e, se riuscissero a permetterselo, anche un minimo di analisi e contestualizzazione”. Albanese spiega inoltre di aver “da anni” incoraggiato la non violenza, ma lamenta che le manifestazioni pro Palestina avrebbero ricevuto meno attenzione mediatica rispetto al blitz nella redazione torinese, dove furono urlati slogan come “Giornalista terrorista, sei il primo della lista” e vandalizzati gli uffici in un giorno di sciopero.
La reazione della politica è immediata. Da Fratelli d’Italia alla Lega, passando per Azione e Italia Viva, piovono critiche. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni definisce “molto grave che, di fronte a un episodio di violenza contro una redazione giornalistica, qualcuno arrivi a suggerire che la responsabilità sia – anche solo in parte – della stampa stessa”. E ribadisce: “La violenza non si giustifica”. Il ministro Luca Ciriani parla di parole “sconcertanti” e “inconcepibile paventare che chi subisce un qualsiasi episodio violento se lo sia in qualche modo meritato”. Per Paolo Trancassini (FdI) trasformare l’aggressione a La Stampa in un’occasione per impartire un “monito” ai media è “un capovolgimento della realtà che non può essere lasciato senza replica”. La Lega parla di frasi “inquietanti” e la deputata Simona Loizzo si domanda: “Qual è il significato? Che i giornalisti devono stare attenti a non criticare i pro Pal sennò poi subiscono le conseguenze?”. Silvia Sardone rincara: definire l’episodio un “monito per i giornalisti” sarebbe “una minaccia implicita”.
Dal centrosinistra, invece, arrivano pochissime voci. L’unico a esporsi è Filippo Sensi, che usa parole nette: “Mi fanno orrore le parole di Albanese”. Poi, silenzio. Pd, M5S e Avs – normalmente prontissimi a commentare ogni gesto del governo – evitano accuratamente di entrare nel merito dell’uscita della relatrice Onu. Un silenzio che, in un caso che riguarda libertà di stampa e violenza politica, suona quantomeno significativo. Le critiche arrivano invece dalle forze centriste. Carlo Calenda sostiene che Albanese “è un’altra di quelle figure, come Ilaria Salis, di cui la sinistra si dovrà a un certo punto vergognare”. Per Davide Faraone (Italia Viva), il problema sta in quel “ma” che separa la condanna dell’aggressione dal resto del discorso: usare un episodio violento per trasmettere un “monito” sarebbe “come dire: colpirne uno per educarne cento, la pedagogia da caserma travestita da analisi politica. Un modo inquietante di normalizzare la violenza”.
Leggi anche:
- Coccolano i Pro Pal e poi frignano: che imbarazzo a sinistra sulla Stampa
- La vergogna di Stampa e Rep: i Pro Pal assaltano, loro accusano la polizia di Max del Papa
- I Pro Pal assaltano la redazione della Stampa
Dal palco della manifestazione, Albanese replica a sua volta, parlando di tentativi di screditarla: “Pare che stiano provando ad affossarmi”. E respinge ogni interpretazione delle sue parole: “Non c’è stato nessuno scivolone”. A chi la accusa, la relatrice risponde senza mezzi termini: “vergognatevi”. Ma torniamo all’inizio, perchè nessuno a sinistra si espone? Molti osservatori leggono come il timore di incrinare il rapporto con una parte della propria base elettorale, fortemente sensibile al tema palestinese. Un equilibrio che Pd, M5S e Avs sembrano voler preservare a tutti i costi, anche davanti a frasi che riguardano libertà di stampa e violenza politica. Una scelta che, più che una posizione, somiglia a una fuga. E mentre lo scontro politico cresce, resta sospesa la domanda più ingombrante: cosa avrebbe detto la sinistra – quella parte che oggi tace – se a pronunciare un “monito” alla stampa dopo un atto violento fosse stato qualcuno dall’altra parte della barricata? Forse la risposta la conosciamo…
Franco Lodige, 30 novembre 2025
Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).