La rivelazione di Imane Khelif: “Ho fatto terapia ormonale prima di vincere l’oro”

L’esclusione dai Mondiali e le nuove regole verso Los Angeles 2028: ecco cos'ha detto la pugile algerina

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Imane khelif

Nelle ore del via alle Olimpiadi di Milano-Cortina, il nome di Imane Khelif torna al centro del dibattito sportivo internazionale. La pugile algerina, 26 anni, ha conquistato la medaglia d’oro nella categoria 66 kg ai Giochi Olimpici di Parigi, un percorso che aveva suscitato discussioni fin dalle fasi iniziali della competizione. Tra gli incontri più commentati, quello contro l’italiana Angela Carini, che si era ritirata dopo pochi secondi, dando origine a polemiche e a ipotesi infondate sulla presunta identità di genere dell’atleta algerina.

In una intervista al quotidiano francese L’Équipe, Khelif ha raccontato di aver seguito una terapia ormonale prima delle Olimpiadi per ridurre i livelli di testosterone, precisando nuovamente di non essere transgender. “Ho ormoni femminili. La gente non lo sa, ma ho seguito una terapia ormonale per abbassare i miei livelli di testosterone per le competizioni”, le sue parole.

Nel corso dell’intervista, la pugile ha anche confermato di possedere il gene SRY, localizzato sul cromosoma Y, un elemento che in ambito scientifico è associato allo sviluppo maschile. Questo aspetto è stato determinante per l’esclusione dell’atleta dai Campionati mondiali di boxe del 2025 in Serbia: secondo i regolamenti dell’International Boxing Association (Iba), diversi da quelli adottati dal Comitato Olimpico Internazionale, Khelif non rispettava i criteri richiesti per la partecipazione. Il Ceo dell’Iba Chris Roberts aveva parlato di mancato rispetto dei “requisiti necessari” emersi a seguito di controlli approfonditi sull’identità di genere.

Khelif ha sottolineato di essere seguita da un’équipe medica specializzata anche durante il periodo delle qualificazioni olimpiche. “Sono circondata da medici, un professore mi sta monitorando”, ha spiegato, aggiungendo: “Per il torneo di qualificazione per i Giochi di Parigi, che si è svolto a Dakar, ho abbassato il mio livello di testosterone a zero e ho vinto la medaglia d’oro”.

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Le accuse di essere un’atleta transgender avevano coinvolto anche un’altra campionessa olimpica di Parigi, la pugile taiwanese Liu Yu-ting, e nel caso di Khelif erano arrivate da personalità pubbliche come il presidente americano Donald Trump, Elon Musk e la scrittrice J.K. Rowling. L’atleta algerina ha risposto direttamente a queste affermazioni: “Rispetto tutti, e rispetto Trump. Perché è il Presidente degli Stati Uniti. Ma non può distorcere la verità. Non sono trans, sono una ragazza. Sono stata cresciuta come una ragazza, la gente del mio villaggio mi ha sempre conosciuta come una ragazza”.

Guardando ai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028, Khelif dovrà sottoporsi a un test genetico previsto dalla World Boxing, federazione riconosciuta dal Cio. La misura è stata introdotta dopo le controversie emerse a Parigi e, secondo quanto dichiarato dall’atleta, non incontra la sua opposizione: “Se dovrò sottopormi a un test, lo farò. Non ho problemi e lo ho già fatto. Ho contattato la World Boxing, ho inviato loro la mia cartella clinica, i miei test ormonali, tutto. Ma non ho ricevuto alcuna risposta. Non nascondo nulla, non rifiuto i test”. Il dibattito è destinato a continuare.

Franco Lodige, 6 febbraio 2026

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