La Romagna e i romagnoli, simbolo dell’Italia che si rimbocca le maniche

Colpisce l’immagine degli stabilimenti balneari di Milano Marittima tornati in funzione in meno di ventiquattr’ore dopo la devastante tempesta che ha colpito il litorale adriatico

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È difficile comprendere a fondo la Romagna e i romagnoli se non si è nati in quel lembo di terra bagnato dal Mar Adriatico che si estende dal confine con le Marche fino alla provincia di Bologna dove inizia l’Emilia. L’immagine degli stabilimenti balneari di Milano Marittima tornati in funzione in meno di ventiquattr’ore dopo la devastante tempesta che ha colpito il litorale, ha fatto il giro dell’Italia colpendo milioni di italiani ma non ha impressionati i romagnoli che al contrario hanno visto in quella fotografia una metafora della loro terra. Perché il romagnolo è una persona concreta, cresciuto con la cultura del lavoro, con lo spirito di sacrificio insegnato fin da ragazzi quando i genitori durante l’estate mandano i figli “a fare la stagione al mare” non solo per guadagnare qualche soldo ma per capire che nella vita nulla si ottiene senza il duro lavoro.

Il romagnolo di notte è il re della festa, l’uomo delle discoteche per eccellenza, il patacca numero uno ma alla mattina quando bisogna attaccare a lavorare è il primo a presentarsi, ligio al proprio dovere. È una persona semplice, sempre sorridente, con la battuta pronta e un accento che lo rende simpatico a tutti, non è snob come un parmigiano, radical chic come un bolognese o sofisticato come un modenese, per cena si accontenta di un piatto di cappelletti al ragù o di una bella piadina mangiata in uno dei chioschi che si trovano solo in Romagna.

Il romagnolo è una persona alla mano, all’apparenza tranquillo e accondiscendente, in realtà nel suo sangue scorre lo spirito del Passatore, l’efferato brigante che nell’Ottocento compì una serie di azioni clamorose e che oggi è ricordato come un eroe ed è uno dei simboli del territorio. Non a caso la Romagna era considerata il “Messico dell’Italia” a causa della capillare diffusione del brigantaggio e in questa terra sono nate e si sono diffuse numerose istanze rivoluzionarie.

La Romagna è anche genialità; è la terra di Federico Fellini, di Giovanni Pascoli, di Leo Longanesi, di Tonino Guerra e dei Malatesta, in Romagna c’è la prima biblioteca pubblica al mondo e da qui Cesare Borgia, il Principe di Machiavelli, voleva marciare alla conquista dell’Italia partendo da Cesena, capitale del suo regno.

Scindere i romagnoli dalla loro terra vorrebbe dire cancellarne l’identità che affonda le proprie radici nella secolare civiltà contadina e marinara. La Romagna è stata l’emblema del boom economico, con la sua riviera che è diventata un simbolo inventando un nuovo modello di turismo. Il romagnolo non ama piangersi addosso, è un uomo del fare, sempre pronto a reinventarsi, a trovare l’idea semplice ma geniale, è una persona onesta ma anche furba, qui prosperarono i bizantini, tra i più abili mercanti che la storia ricordi, ed ha compreso che le esigenze dei turisti sono cambiate rispetto a venti o trent’anni fa adattandosi e puntando ancor di più sull’efficienza e sulla qualità dei servizi.

Ma tutto ciò non sarebbe sufficiente se non ci fosse la romagnolità, quell’orgoglio che caratterizza tutti i romagnoli alla vista dell’azdora che prepara con le proprie mani i cappelletti e che dopo qualche bicchiere di Sangiovese fa intonare a squarciagola Romagna mia mentre forlivesi, riminesi, cesenati e ravennati si abbracciano accomunati dall’amore per la Romagna solatìa, dolce paese.

Francesco Giubilei, 12 luglio 2019

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