Cronaca

La Santa Inquisizione sulla Famiglia nel Bosco

Un altro angosciante capitolo della vicenda dei tre bambini tolti ai genitori

Romiti Famiglia Bosco
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C’è un altro, angosciante capitolo nella vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco. Come messo in evidenza da alcuni giornali – se ne è parlato anche su Rai2 nel salotto pomeridiano di Milo Infante – la curatrice dei 3 bambini strappati da oltre tre mesi ai loro genitori, dopo essersi pubblicamente lamentata del fatto che i piccoli mostrassero un atteggiamento quanto meno distaccato nei suoi riguardi – ci mancava solo che le stendessero un tappeto rosso -, parte alla carica inviando al Tribunale competente uno sfogo in stile chaiers de doléances di rivoluzionaria memoria, lamentandosi per l’intrusione in questa vicenda della mamma e della zia di Catherine Birmingham, la disperata madre dei bambini.

A tale proposito, analizza tale iniziativa, senza fare alcuno sconto, Luca Telese, direttore del quotidiano abruzzese il Centro. Telese, in particolare, si chiede per quale motivo la tutrice “Maria Luisa Palladino, che in virtù dell’incarico che le è stato assegnato dovrebbe tutelare i minori della famiglia del bosco, ha deciso invece di trasformarsi (anche pubblicamente) in una implacabile fustigatrice di questo disgraziato nucleo familiare (la disgrazia, per i bimbi, forse è aver incontrato lei)”. Ma “adesso la Palladino – prosegue Telese – punta il dito persino contro quelle due povere donne che hanno attraversato il mondo per poter incontrare i loro nipoti. Ci sarebbe da piangere se non sapessimo già che le due donne – nonna e zia – sono state limitate forzatamente nelle loro visite ai propri nipoti come non si impone neanche ai capi-mafia delle Cosche”.

La tutrice, proseguendo nel ragionamento, in estrema sintesi attribuirebbe la responsabilità alle due donne del presunto irrigidimento dei tre bambini nei suoi riguardi. Infatti, la Palladino sostiene nella sua relazione che non la incontrano più volentieri, che non giocano con lei più volentieri e che, bontà sua, le ripetono in continuazione che vogliono tornare a casa.

Ma non basta, la tutrice arriva a sostenere “che tal condotta potrebbe essere un sintomo di una conflittualità indotta che delinea un quadro di grave pregiudizio per l’equilibrio psicofisico dei bambini, palesemente condizionati da dinamiche esterne che ne potrebbero minare la serenità e la libertà di autodeterminazione”.

La libertà di autodeterminazione di tre piccole creature di 6 e 8 anni?

In questo senso, a chiunque esprimesse una simile pretesa, consiglio caldamente di trovare un professionista bravo, ma molto bravo.

Infine, altrettanto condivisibile la conclusione del commento: “Questa tutrice – sentenzia Telese – così perspicace che si ritrova davanti dei bambini infelici e pensa che la colpa sia della nonna. Che denuncia la responsabilità di nonna e zia. E alla fine trova un ultimo alibi nella denuncia «dell’esposizione mediatica» (quale, se sono reclusi?) dei piccoli. Che ne dite? Cari lettori, lo scrivente – stavolta io – non ha nulla da aggiungere”. E neppure il sottoscritto.

Claudio Romiti, 26 febbraio 2026

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