L’ambizione è importante in politica. Silvio Berlusconi raccontava sempre di porsi degli obiettivi ambiziosi per superare se stesso. Ma forse Elly Schlein ha esagerato, almeno secondo quanto riporta oggi Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera. Sì, perchè la segretaria del Partito Democratico sarebbe sempre più convinta di poter vincere le prossime elezioni politiche e andarsi così a sedere sulla poltrona di Giorgia Meloni. In soldoni, Elly si immagina premier. E avrebbe anche un piano preciso per coronare il suo sogno.
Una convinzione fantasiosa, che non sembra poggiare su elementi concreti nella realtà. Eppure il Corriere è perentorio: Elly è molto cambiata, quindi “niente più sorriso fisso, niente supercazzole imparate a memoria”. La leader dem è disinvolta e solida, addirittura credibile. E per qualcuno a sinistra sembrano anche vere le menzogne che ciclicamente vengono diffuse: dal governo in seria difficoltà alla Meloni isolata sulla scena internazionale, passando per le ostilità con Salvini e i presunti dissensi scoppiati in Friuli-Venezia Giulia. Quindi eccoci al piano della Schlein per varcare il portone d’ingresso di Palazzo Chigi.
Il primo step riguarda il referendum sul Jobs act. “Probabilmente non raggiungeremo il quorum, ma forse riusciamo a portare al voto 12 milioni di persone” il ragionamento al Nazaremo. In altri termini, la stessa base elettorale con cui il centrodestra ha vinto le politiche del 2022. E avrebbe anche individuato i potenziali alleati: M5s e Avs ovviamente, ma anche +Europa e Italia Viva. Libero, invece, Carlo Calenda: troppo bizzoso secondo Elly. Però insomma, l’idea è chiara: c’è partita e la sinistra potrebbe anche vincere con un consenso tra il 44 e il 47 per cento. E arriviamo al secondo step, le regionali in autunno: la Schlein pensa di trionfare in Toscana, in Puglia e in Campania, di perdere in Veneto e di giocarsi le Marche con Matteo Ricci. Un potenziale 4 a 1 da sogno. Tanto da spingere qualche dem a giocare al totoministri secondo il Corriere: Bonaccini alle Imprese, Braga all’Ambiente, l’assistente civico Boccia ai Rapporti con il Parlamento e Orlando all’Interno. Non potrebbero mancare Furfaro e Provenzano, fedelissimi di Elly.
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Ma, come evidenziato in precedenza, evidentemente la Schlein non ha fatto i conti con la realtà. Partiamo dai sondaggi: Fratelli d’Italia è nettamente in vantaggio da anni ormai e nemmeno l’esperienza al governo ha intaccato la fiducia degli elettori in Giorgia Meloni, leader più amata per distacco. Il Pd è leggermente cresciuto rispetto alle politiche del 2022, è vero, ma sicuramente meno delle attese. E anche gli alleati non se la passano tanto meglio, con M5s e Avs che arrancano.
Ma il punto è soprattutto un altro: quanto potrebbe durare un’ammucchiata come quella immaginata dalla Schelin? Pochi giorni. Sì, perchè gli alleati sono d’accordo solo sul contrastare la Meloni. Dall’Ucraina al Medio Oriente, passando per i temi economici, hanno idee completamente diverse. E anche negli ultimi giorni non sono mancate le stoccate. Con buona pace delle ambizioni. Senza dimenticare che anche il Pd è diviso su tutto, con le correnti pronte a litigare un giorno sì e l’altro pure sui principali dossier nazionali e non, e che c’è anche chi è pronto a soffiare la poltrona da segretaria, basti pensare a Pina Picerno. Insomma, la fantasia al potere…
Franco Lodige, 21 maggio 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


