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La scorsa notte è successo qualcosa

trump khamenei teheran Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Non un attacco… piuttosto una “Manovra di esposizione”. Quella tra Stati Uniti e Iran non è stata una notte di showdown, bombardamenti o interventi di Delta Force per sequestrare Khamenei, ma un’operazione di intelligence molto sofisticata, per costringere l’Iran a scoprire le sue carte residue.

1) GLI EVENTI IN SUCCESSIONE
Nel giro di poche ore si sono verificati una serie di eventi coordinati:
– chiusura dello spazio aereo;
– voli civili dirottati o costretti al rientro;
– aerocisterne in volo, pronte a rifornire caccia e bombardieri;
– attività intensa di jet militari sopra Iraq e Siria;
– allerta al personale diplomatico;
– linguaggio ambiguo e calcolato di Trump;
– la portaerei USS Abraham Lincoln avviata verso il Golfo dove giungerà entro il 22 gennaio.

Il tutto è stato progettato per essere palese, quando di norma (in caso di attacco autentico) tali eventi vengono mimetizzati per non perdere l’effetto sorpresa.

2) REAZIONE DI TEHERAN
Quando si vuole studiare il nemico, si crea l’illusione dell’impatto imminente.
Risultato? L’Iran ha attivato le sue procedure:
– catene di comando alternative,
– frequenze riservate,
– bunker sotterranei,
– ridislocazione dei sistemi missilistici.
Tutte cose che normalmente restano invisibili ai satelliti e alla SIGINT* occidentale.

3) OBIETTIVO ESPOSIZIONE
Una volta che l’Iran ha “aperto” i suoi sistemi, tutto è diventato osservabile in tempo reale:
– quali nodi sono davvero vitali;
– quali comandi prendono il controllo;
– quali linee di comunicazione entrano in gioco;
– quali basi vengono protette per prime.
Una mappa preziosa che oggi è nelle mani dell’intelligence USA.

4) LA VULNERABILITÀ DELL’IRAN
Il problema è che le procedure d’emergenza NON possono essere reinventate in pochi giorni. Servono:
– nuove chiavi di cifratura,
– nuovi protocolli,
– nuovo addestramento,
– test operativi.
Teheran deve continuare a usare schemi ormai compromessi e ben noti all’intelligence occidentale.

5) LA PORTAEREI IN ARRIVO
L’arrivo della USS Abraham Lincoln non indica un attacco imminente, ma la costruzione di una minaccia continuativa in quanto la seconda portaerei al mondo per dimensioni ed equipaggiamento può garantire:
– copertura aerea costante,
– pressione quotidiana,
– capacità di risposta istantanea.

6) UNA MINACCIA SOLO RIMANDATA
L’Iran deve ora decidere come reagire:
– Accelerare la riorganizzazione dei sistemi di difesa, mostrando i suoi punti deboli;
– Reagire subito e impulsivamente, offrendo un pretesto a chi ora sa esattamente dove colpire.

In entrambi i casi, Teheran è oggi più fragile che mai, con una flotta aerea decimata dall’attacco combinato USA-Israele della scorsa estate e con le batterie antiaeree in gran parte distrutte.

Questa notte, pur non avendo subito nessun danno materiale, Teheran si trova all’angolo.
Chi ha interpretato gli accadimenti descritti come un segno di una rinuncia USA tardiva, alle azioni ostili contro il regime iraniano si sbaglia. Semmai è la conferma di qualcosa che arriverà, più avanti nel tempo, per colpire gli obiettivi oggi più esposti.

Giulio Galetti, 16 gennaio 2025

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