La scuola non deve essere un “postificio” sindacale

In questi anni per colpa dell'ideologia non si è riusciti a garantire la necessaria libertà educativa

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Suor Monia Alfieri scuola

Comprendo, ogni giorno sempre più e sempre meglio, come la definizione della politica come “la più alta forma della carità”, secondo l’espressione di San Paolo VI, corrisponda pienamente all’essenza dell’impegno di chi dedica la propria vita al bene comune. La carità, richiamata da Paolo VI, in politica si esercita nel riconoscimento dei diritti per i cittadini e nel lavoro per trovare le vie legislative per poter garantire tali diritti. Ed è chiaro che, in tema di riconoscimento e garanzia di un diritto, la collaborazione di tutte le forze politiche è ontologicamente necessaria.

La realtà, però, è spesso lontana dall’ontologia, in quanto sul fronte della scuola la situazione più che all’ontologia guarda all’ideologia. Sono bastati il grande coraggio del ministro Valditara, il giorno precedente, quello della premier Meloni, il giorno successivo, intervenuti entrambi al Meeting di Rimini, a far sì che si desse nuovo e copioso fiato alle trombe dell’ideologia. Altro che il suono delle trombe d’argento che, fino a qualche anno fa, annunciavano l’arrivo del Papa in San Pietro. Cosa hanno detto premier e ministro? Nient’altro e nulla di più che quanto afferma la nostra Costituzione, ossia che i genitori italiani hanno diritto a scegliere la scuola per i loro figli. Libertà di scelta educativa. Il problema è, però, dato dal fatto che per alcuni, per ragioni incomprensibili razionalmente ma comprensibili per altre, la libertà di scelta educativa si traduce in denari assegnati alle paritarie che, sempre per ragioni incomprensibili razionalmente ma comprensibili per altre, sono le scuole dei ricchi e, pertanto, per sillogismo aristotelico, garantire la libertà di scelta educativa significa dare i soldi alle scuole dei ricchi.

Ed è pressoché inutile stare a richiamare i principi per i quali è evidente che la realtà è ben diversa: chi è dominato dall’ideologia non si fa scalfire dalla realtà. E dietro all’ideologia cosa si nasconde? Veniamo, allora, alla componente comprensibile: separare la società attraverso la separazione della formazione dei giovani. Due scuole per due classi sociali: la scuola dei ricchi, quella paritaria, con rette annuali da 10mila euro, quella dei poveri, quella statale dove gli studenti devono portare la carta igienica da casa. Peccato che le ragioni del diritto e dell’economia dicono che la garanzia della libertà educativa, attraverso forme quali il buono scuola, consentirebbe una gestione economica tale per cui verrebbero destinate maggiori risorse ai due rami della scuola pubblica, statale e paritaria, e così la carta igienica sarebbe fornita senza bisogno per gli studenti di portarla da casa. È chiaro che si arriverebbe ad una scuola statale veramente autonoma e ad una scuola paritaria veramente libera, con un innalzamento dei livelli di apprendimento per tutti gli studenti.

Eppure si continua con l’ideologia, con l’idea dei soldi dati alle scuole dei ricchi. La realtà è, invece, quella di denari destinati dallo Stato ai genitori che, avendo pagato le tasse, potranno scegliere la scuola per i loro figli, quella che più sentono vicina ai loro principi educativi, tutto a costo zero, avendo, lo ripeto, pagato le tasse. Invece no. Il ricco può scegliere, il povero no. E così chiudono proprio le scuole paritarie per i poveri, quelle che non vogliono dividere in due la società e cercano di mantenere rette inferiori al costo medio studente. Del resto, fino a quando la scuola sarà considerata un bagaglio ora di tessere sindacali, ora di tessere di partito, ora un postificio, qualsiasi ragionamento di diritto e di economia sarà vano e sarà oggetto di calunnie e accuse da parte di chi vuole che nulla cambi.

Io non posso che ringraziare la premier Meloni ed il ministro Valditara per il coraggio delle loro dichiarazioni, così come non posso che ringraziare tutti quegli esponenti di tutti i partiti, anche di opposizione, che negli anni si sono dimostrati a favore della libertà di scelta educativa. Non posso fare che questo: ringraziare per il coraggio, invitare ad andare avanti, confidare che l’onestà intellettuale abbia la meglio, sempre, su tutti.

Suor Anna Monia Alfieri, 30 agosto 2025

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