
“Mi sono opposta a un gesto provocatorio dell’estrema destra”: questa la scusa accampata dalla neo sindaca di Merano, Katharina Zeller (Svp), in seguito alle polemiche scoppiate ieri per essersi tolta la fascia tricolore. Come vi abbiamo raccontato, l’esponente della Svp ieri ha deciso di sfilarsi la fascia che le aveva messo il sindaco uscente: un semplice passaggio di consegne. Ma anzichè ringraziare e stringere la mano, la Zeller ha deciso di togliersela subito. Sollevando un polverone, ovviamente.
Ma ecco la giustificazione della prima cittadina di Merano: nessuna mancanza di rispetto, ma una risposta all’agguato della destra. Incredibile ma vero: nessuna boutade, niente di niente. “Non mi sono sfilata la fascia per mancare di rispetto al tricolore. Rappresenta l’Italia, la mia patria: in qualità di vicesindaco negli ultimi anni ho sempre indossato il tricolore in ogni occasione ufficiale e così farò anche in futuro. Mi sono opposta a un gesto provocatorio, teso a presentarmi come una bambina infantile obbligata ad ubbidire a un esperto uomo maturo” la sua versione ai microfoni di Repubblica.
Dopo essere finita nel tritacarne mediatico, la Zeller ha pensato subito a mettere in mezzo l’estrema destra. Poi anche le emozioni per l’elezione, certo, ma in primis ecco i fascisti e le loro provocazioni. Bisogna ridere o piangere? Dare una risposta a questa domanda è complicato almeno quanto stabilire il numero di persone che credono alla narrazione della prima cittadina. Ma non è mica finita qui.
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Nel corso del dialogo con il quotidiano, la Zeller ha ammesso: “Non lo rifarei”. Insomma, sembra aver compreso di aver sbagliato: il gesto è offensivo, a prescindere dalle presunte motivazioni. Ma attenzione: la sindaca di Merano non ha fatto alcun passo indietro. Anzi, ha ribadito di avere ragione: “Capisco che una parte di cittadini non solo altoatesini, ignara delle ragioni politiche della prepotenza di un sindaco di destra appena sconfitto dalla sue ex vice sostenuta anche dal centrosinistra, possa essersi sentita offesa. Per questo è stato un gesto istintivo ma inopportuno: non ho problemi a chiedere scusa”.
“Faccio politica per unire e non per dividere: tutti i gruppi linguistici dell’Alto Adige hanno una storia di dolore e di soprusi e da tempo abbiamo girato pagina per vivere insieme. Non sarò mai simbolo e strumento degli estremisti che vivono di rancore, tedeschi o italiani che siano” ha proseguito la Zeller, per poi provare a mettere sullo stesso piano la “chiave della città” e la fascia tricolore. E, ancora, dalle sue parti la fascia non è obbligatoria: “Nel 2017 il Consiglio regionale del Trentino Alto Adige ha approvato una mozione che equipara la fascia tricolore al collare con lo stemma del municipio. La fascia è obbligatoria solo quando un sindaco esercita le funzioni di ufficiale di stato civile, o nelle cerimonie pubbliche. Si è deciso, proprio per superare le divisioni etniche e per rispettare ogni sensibilità, di adottare l’effige comunale affinché tutti si sentano pienamente rappresentati. Già nel 1997, quando venne in visita il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, molti sindaci indossarono solo il collare municipale: nessuno si sentì offeso”.
Ma eccoci al gran finale, il sessismo. Sì, perchè secondo la Zeller se fosse stata un uomo probabilmente tutto questo caos non sarebbe scoppiato: “Se al mio posto ci fosse stato un nuovo sindaco di sesso maschile, il mio predecessore non lo avrebbe affrontato fisicamente in modo tanto invasivo, pretendendo l’obbedienza pubblica a un ordine”. Non c’è bisogno di aggiungere altro.
Franco Lodige, 20 maggio 2025
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