Sembra una bufala, ma non lo è. Non solo la sindaca Katharina Zeller ritiene che quel suo rifiuto di indossare la fascia Tricolore da sindaco sia stata una sorta di “imposizione” da parte del maschio, bianco, italiano e dunque patriarcale. Se ne è convinto anche Giuliano Amato, ex premier, ex presidente della Corte Costituzionale ed ora esegeta di tutto lo scibile politico italiano ogni qual volta Repubblica si presta ad intervistarlo.
Secondo il dottor Sottile, infatti, “la neo sindaca di Merano ha chiaramente reagito a un maschio impositore che, profittando anche del fatto che lei era donna, le stava imponendo la fascia tricolore, in un momento in cui non era prevista perché era solo lo scambio tra loro due”. Cioè, capito? La colpa non è la sua, di lei, ma ovviamente di lui che ha provato a farle indossare quel simbolo che tutti i sindaci, da che mondo è mondo, portano al collo. Vero: Merano sta in Alto Adige, o in Sudtirolo che si voglia, e la comunità tedesca tiene alle sue origini tanto da portare anche il medaglione storico che è stato equiparato alla fascia tricolore. “Sono episodi che è bene fare scivolare il più possibile senza piantarci grosse grane – catechizza Amato – ma raccogliendoli come segnale che ci sono ancora delle frizioni che hanno bisogno di essere sciolte”. Poi la predica ai giornali, ovviamente quelli brutti e cattivi che fanno di queste polemiche una bandiera e che ci impostano le prime pagine raccogliendo “veementi opinioni contrapposte” e fomentando così “sentimenti che c’è bisogno di appianare”.
Ora: sarà stata l’emozione. Sarà stato uno scivolone. Quello che volete. La sindaca avrebbe fatto meglio a tenere il Tricolore che, tutto sommato, non scotta. Ma buttarla in caciara sul sessismo pare davvero troppo. “Io l’ho vissuto come un gesto di prepotenza”, ha detto Zeller secondo cui la collana sarebbe “più inclusiva” del Tricolore. E qui casca l’asino. Perché va bene rispettare le minoranze e tutte le sensibilità, ma se si è in Italia si è in Italia e questo non è un dato indifferente. Che la questione fosse politica, territoriale, e non di “prepotenze maschile”, l’ha rivelato – forse senza volerlo – la stessa Zeller durante l’intervista a PiazzaPulita quando ha sostenuto che “se mi avesse messo la bandiera austriaca probabilmente avrei reagito nello stesso modo”. Come, scusa? Non è esattamente la stessa cosa. La bandiera austriaca non è la bandiera dello Stato a cui appartiene la città di Merano. Ed è inclusiva per natura, rappresentando la Nazione. Poi uno può legittimamente sentirsi un po’ di qua e un po’ di là, ma rifiutare il Tricolore non è come rifiutare la bandiera austriaca. Non per un sindaco.
Franco Lodige, 28 maggio 2025
Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google“


