C’è una cosa che non vi dicono sui referendum che si terranno tra un paio di settimane. Anzi due. La prima: non è vero che non tutti i sindacati sono così convinti di sostenere quelle che, per Elly Schlein e Maurizio Landini, sembrano battaglie imprescindibili per la classe lavoratrice. La seconda: non è vero che, qualora dovesse vincere il “sì”, i diritti dei lavoratori verrebbero ampliati. Anzi: secondo il segretario generale della Cisl, Daniela Fumarola, quei diritti sarebbero addirittura “a rischio”.
Ma andiamo con ordine. Secondo Fumarola, che ne ha parlato durante la giornata conclusiva del congresso regionale puigliese al termine del quale verrà eletto il nuovo segretario generale della Cisl Puglia, “i contenuti dei referendum rischiano di far perdere tutele e diritti ai lavoratori“. Il sindaco non ha dato “alcun tipo di indicazione”, né su come votare né se andare a votare (l’astensione, lo ricordiamo, checché ne dica oggi la sinistra, è un diritto dell’elettore). Però le idee sull’utilità di questa tornata elettorale cavalcata dalla Cgil, dal Pd e dal M5S è chiara: “Abbiamo affrontato i contenuti dei quesiti referendari nel merito e abbiamo considerato che sono anti storici e che non rappresentano il metodo giusto per affrontare le questioni del lavoro”. E ancora: “Pensiamo che sia necessario riportare quelle questioni nel recinto della contrattazione e del confronto, non possiamo immaginare che si torni indietro, che si vada avanti guardando nello specchietto retrovisore”.
Di stranezze questo referendum ne ha tante. Prima su tutte il fatto che a sostenerlo sia il Pd, lo stesso partito che ha approvato quel Jobs Act che i quesiti vogliono di fatto abolire. Poi il fatto che siano “anti-storici”, come detto da Fumarola, e che guardino ad un mondo del lavoro che – nei fatti – non esiste più: oggi il vero problema non è tanto difendere i posti di lavoro in essere, ma trovare le specializzazioni necessarie alle aziende che sono sul mercato. Terzo: è abbastanza strano che un pezzo di sindacati considerino i referendum “inutili”, se non dannosi, mentre la Cgil ne faccia una questione di vita o di morte degli operai italiani. “Non ci appassioniamo alle tifoserie – ha spiegato Fumarola – Abbiamo valutato nel merito i contenuti dei referendum sul lavoro e riteniamo che porterebbero indietro le lancette della storia. Il referendum non solo non risolve, ma rischia di peggiorare. Le indennità per i licenziamenti, ad esempio, verrebbero ridotte da 36 a 24 mesi. Questo non è accettabile. Non abbiamo scelto il sì, non abbiamo scelto il no e non invitiamo all’astensionismo. Ma ribadiamo con forza che i problemi del lavoro non si risolvono con scorciatoie ideologiche, ma con soluzioni condivise e responsabili”.
La battaglia al momento si gioca tutta sull’astensione. Come noto, secondo Costituzione è necessario il raggiungimento del quorum affinché il risultato della votazione sia considerato valido. Cosa dicono i sondaggi?Che il numero dei votanti è in crescita e che potrebbe raggiungere il 40%. Lo ha calcolato Izi, azienda di analisi e valutazioni economiche e politiche, che ha presentato lo studio a La7: “L’Informazione sui quesiti referendari è cresciuta anche se l’area della disinformazione resta ampia ed è compatibile con un quadro ldi generale disinteresse sulle questioni politiche in Italia “, ha spiegato Giacomo Spaini, Presidente e Ceo di Izi. “In ognuno dei due schieramenti la parte che contraddice le indicazioni dei partiti è importante, per diverse ragioni: tra gli elettori di opposizione c’è una certa disaffezione verso lo strumento referendario e nello schieramento della maggioranza lo stesso è percepito in chiave anti sinistra”.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


