
Uniti sulla carta, ma ancora divisi sul campo. La sinistra torna a confrontarsi sul terreno della politica estera e della guerra in Medio Oriente, con una manifestazione nazionale a Roma e una mozione parlamentare per chiedere la sospensione del memorandum militare tra Italia e Israele. Ma i distinguo tra le forze di opposizione restano, in particolare sul ruolo del Partito Democratico.
Al grido di “No al riarmo, no alla guerra, no al genocidio e no all’autoritarismo”, migliaia di persone sono tornate in piazza ieri pomeriggio a Roma per una nuova manifestazione contro il conflitto in Medio Oriente e la politica estera del governo. Il corteo, partito da Porta San Paolo, ha attraversato il centro della Capitale per concludersi ai Fori Imperiali. Sinistra spaccata come sempre, dicevamo, e questa volta affiancata dai veri estremisti, con buona pace di chi un giorno sì e uno no grida all’allarme fascismo.
Secondo gli organizzatori, i partecipanti alla partenza erano circa 5 mila. Presenti numerose sigle della sinistra politica e sociale, tra cui il leader pentastellato Giuseppe Conte, i leader di Alleanza Verdi-Sinistra Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Assente la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, impegnata all’estero. E ovviamente i dem si sono spaccati, con i riformisti tutt’altro che intenzionati a prendere parte al solito teatrino.
In testa al corteo lo striscione “Fermiamo la guerra, costruiamo la pace”. Numerose le bandiere palestinesi e quelle arcobaleno della pace (o forse delle comunità Lgbt), non possono mai mancare, lo abbiamo capito, accanto a simboli storici della sinistra come Rifondazione Comunista. Diversi i cartelli e slogan critici nei confronti del governo italiano e della politica di Israele, in particolare rispetto alla crisi a Gaza e ai recenti attacchi in Libano e Iran.
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Tra gli interventi più accesi, quello di Yousef Salman, portavoce delle comunità palestinesi del Lazio, che ha ringraziato i manifestanti “per essere in piazza contro lo sterminio” e ha accusato il premier israeliano Benjamin Netanyahu di essere “un cane da guardia che ha aggredito anche il Libano”. Alcuni manifestanti hanno esposto il cartello “Fermare Israele, fermare la terza guerra mondiale”, mentre dagli altoparlanti si chiedeva lo stop “al genocidio a Gaza” e alla “guerra terroristica di Israele contro l’Iran”.
Quasi in contemporanea si è tenuto un secondo corteo, promosso da Potere al Popolo, Usb, Cambiare Rotta e il movimento degli studenti palestinesi. “Siamo nella piazza che non si gira dall’altra parte – hanno dichiarato gli organizzatori – e che chiama Israele per quello che è: uno Stato coloniale e genocida”. Non sono mancati momenti di tensione. Alcuni manifestanti hanno bruciato bandiere di Israele, della Nato e dell’Unione Europea, gridando “A fuoco i simboli dell’oppressione”. Un gesto che conferma la natura dei veri estremisti, quelli che vogliono la pace ma predicano la violenza. Perché bruciare le bandiere israeliane ci riporta ai tempi più bui della storia della contemporanea ed è vergognoso che la sinistra non prenda una posizione netta nei confronti di questi atti antisemiti. Non solo. Un video mostra come al corteo “Disarmiamoli” alcuni partecipanti abbiano impedito ad un partecipante di sfilare con la bandiera dell’Ucraina. “Non si può stare con le bandiere dell’Ucraina”, si sente dire un ragazzo mentre alle sue spalle svettano i vessilli palestinesi e dell’Usb. “È quello che abbiamo deciso nel comitato. È una manifestazione pubblica ma gradiremmo che non ci fossero le bandiera ucraine”.
Alla manifestazione ha preso parte anche Ilaria Salis, l’europarlamentare di Fratoianni e Bonelli, secondo la quale “il riarmo voluto dal governo Meloni rende tutti più insicuri e ci trascina nel baratro del conflitto”. Fabrizio De Santis, dell’Anpi, ha invece criticato l’esecutivo per il sostegno a Israele: “In diciotto mesi nessuna parola sull’armamento israeliano, ma si è parlato subito del diritto di difesa. Eppure, per il diritto internazionale, l’aggressore è Israele, l’aggredito è l’Iran”. A sostenere l’iniziativa arriva anche la voce della Santa Sede. Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, commenta: “È bene che ci sia una mobilitazione generale per evitare la corsa al riarmo”. La manifestazione ha visto l’adesione anche di numerosi collettivi studenteschi e gruppi pacifisti, mentre è stata assente la piattaforma moderata Stop Rearm Europe, presa di mira da parte dei manifestanti più radicali.
Le differenze all’interno della sinistra restano e sono parecchie, con buona pace di chi pensa di nascondere tutto sotto il tappeto con una manifestazione in piazza. Cosa non si farebbe per qualche punticino in più nei sondaggi? Basti pensare a Conte, che niente ebbe da ridire sull’impegno di adeguare le spese militari italiane in ambito Nato mentre oggi è il re dei pacifisti. E il Pd è ai suoi piedi, con la Schlein che sembra preferire una scissione dell’ala riformista piuttosto che perdere il treno del campo largo…
Franco Lodige, 22 giugno 2025
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