Politica

La sinistra ha dimenticato gli ultimi

Il diario dal carcere di Gianni Alemanno e il silenzio di chi sbandiera i diritti dei più deboli

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226 giorni. Sono questi i numeri che raccontano i giorni di detenzione dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, che nel suo “diario di cella” continua a raccontare le condizioni dei nostri istituti penitenziari. Denuncia che i detenuti sono “lasciati morire nelle loro celle” in un grido d’aiuto disperato che però non dovrebbe avere voce solo perché oggi c’è un volto noto della politica italiana.

Non si può parlare dei diritti degli ultimi solo quando c’è un nome da difendere, e Alemanno fa benissimo a chiedere che venga fatta luce su quanto vede, vive. Ma non dovrebbe essere necessario provare tutto ciò sulla propria pelle per comprendere che tanto quanto chiediamo la certezza della pena, va richiesta l’umanità di essa. Con lo stesso vigore, con la stessa forza con cui vogliamo la legalità dovremmo pretendere che essa stessa sia applicata con il massimo della comprensione per esseri umani che sì, certamente hanno sbagliato, ma non per questo devono pagare oltre la privazione della loro libertà. E fa specie che la sinistra stia in silenzio.

O meglio, dovrebbe stupire, ma oramai siamo tristemente abituati all’indifferenza dell’area dem verso quei diritti non sbandierabili con carri, canzoni LGBT o megafoni da cui lanciare i peggiori slogan che non si tramutano mai in un qualcosa di concreto. Il loro è uno stato di atarassia mentale, quello stato di imperturbabilità nella sua accezione più negativa, che tentano di mascherare in un finto attivismo politico. Un attivismo dettato solo dalla parte destruens. Un attivismo che ha dimenticato gli ultimi, le vere minoranze che, purtroppo, non portano voti.

Ed eccoli lì, allora, che in un mero calcolo elettorale, non sono previste le carceri, le passerelle tra Regina Coeli e Rebibbia, i selfie con chi è dietro le sbarre. Anche se spesso, purtroppo, a causa di una giustizia che di giusto oramai ha molto poco, c’è anche chi lì dietro ci marcisce da innocente, a causa di errori per cui, come sappiamo, nessuno paga.

Giulia Sorrentino, 17 agosto 2025

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