Società

La sinistra ha scoperto che pure il “femminista” vuole tromb***

Panico a Repubblica dopo aver crocifisso il maschio, bianco ed eterosessuale

femminismo patriarcato @ Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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L’uomo è cacciatore dicono i proverbi contadini e dice anche il ministro Nordio che invece potrebbe evitare ma è la solita storia del maschio disposto a tutto per, diciamo, arrivare alla femmina: o della vita che si perpetua, della storia umana come l’ha voluta il Padreterno. Così è andata dal Neanderthal fino a non molto tempo fa, e, sorpresa, così pare vada ancora nonostante tonnellate di woke castrante e stravolgente: si è scoperto, infatti, che l’omo è pur sempre omo, per dire un gran paraculo, e il chiodo fisso gli resta anche se finge di no e si trucca, si agghinda, si concia per rendersi ridicolo, per femminilizzarsi oltre il lecito. Niente di nuovo sotto il sole da Eliogabalo al grande teatro en travesti fino alla stagione del rock glam con tutti i suoi eroi efebi e androgini. Solo che adesso l’ipocrisia si chiama performance, uomini performativi, per non dire perforativi, ma siamo sempre lì. Se n’è accorta pure Repubblica, what else? E non si dà pace. Ma come, anni a scrivere cazzate sul maschio di panna montata, il maschio gentile che piace alla magistratura strampalata, “se una dice che ha subito violenza per me la prova c’è già”, e adesso viene fuori che è tutto un bluff?

Ebbene sì, signore & signori: anzi, più sono performativi e più vogliono mettervelo in quel posto, care fanciulle: non basta sfoggiare borse di tela, leggere Judith Butler o altra letteratura femminista (e ce ne vuole, roba da schiacciarsi i maroni in mezzo ai mattoni), mettere la matita nera sotto gli occhi, sorseggiare il matcha, indossare cardigan (chissà perché segno di sensibilità protesa verso le donne), jeans larghi, così non si ostenta il pacco, e ascoltare musica con le cuffiette, e qui siamo al delirio. Per dire quell’esemplare demascolinizzato che ti fa venir voglia di tirargli due pizze tanto è insopportabile e insopportabilmente o stupido o falso. Beh, contrordine femminucce: stanno solo cercando di ingannarvi, si insinuano, fanno gli amici femministi e poi affondano.

Repubblica non se ne fa una ragione: “Il problema, ed è il motivo per cui è scoppiata la discussione, è che i suddetti ragazzi non adottano questi comportamenti perché davvero credono nelle cause femministe o perché desiderano decostruire l’estetica patriarcale del macho, ma solamente per riuscire a conquistare di più. A detta di molte persone l’atteggiamento di questi uomini può essere considerato predatorio”. Come sempre, un comportamento sano, normale, magari malizioso ma finalizzato a qualcosa di umano, per Repubblica diventa una tragedia. La Repubblica degli alienati. Il pezzo, al solito estenuante, si intorcina in considerazioni improbabili, ma divertenti, alla fine scomoda pure Goffman, l’antropologo della teoria dei ruoli sociali, che tuttavia diceva altro e di meglio, diceva che tutti siamo persone vere, dunque reali, ma allo stesso tempo tutti recitiamo uno o più ruoli nell’infinito palcoscenico della vita, così come richiesto dalle nostra vanità, insicurezze, convenzioni, utilitarismi. Siccome gli antropologi andrebbero scomodati a proposito, e non per far bella figura, Repubblica si incastra da sola e dopo una lenzuolata di supercazzole non trova che concludere: “Ai posteri l’ardua sentenza. In definitiva: il tema è caldo”. Monsieur de la Palisse, scostati, s’il vous plait.

Meglio ai poster: è roba da cameretta, moralismo spicciolo per dir niente. Non sono le “stereotipizzazioni” il problema, è la totale mancanza di aggancio alla realtà. Tre decenni di woke hanno stritolato per le palle il maschio (ovviamente solo bianco, occidentale, patriarcale eccetera: per gli islam e le culture “altre” conviene soprassedere, conviene non vedere…), le vestali del politicorretto si illudevano di avercela fatta, ma era l’ennesimo autoinganno, come per l’auto elettrica e la “birra trans”: tutta una finzione, si stava al gioco, ci si adeguava con l’istinto dei pavidi, dei paraculi, ma la natura umana, e ringraziamo Iddio, è come il mare di Lucio Dalla che “non lo puoi fermare non lo puoi recintare”, il seme penetra nell’asfalto e lo spacca, anche quando l’asfalto è fatto di ideologia, la natura seppellisce gli uomini e dura.

Nella perennità dell’uomo sta anche la sua follia e quel rendersi ridicolo: nulla di nuovo sotto il sole, pure noi, al liceo, 50 anni fa, avevamo un compagno che si credeva furbo e, per farsi su le ragazze, aveva immaginato una curiosa strategia, fingersi omosessuale. “Così si inteneriscono e mi redimono”. Praticamente il woke al contrario. Non si intenerivano e lo compativano, gli è mai riuscito neanche una volta, neanche con le più cesse (ops!), ed era diventato un personaggio leggendario. Sapete quando ha cominciato davvero a combinare qualcosa? Quando ha buttato alle ortiche quelle cazzate ed è diventato semplicemente se stesso. Repubblica ci perdonerà, ma non funziona al modo che piace a lei che è il modo dei dittatori e di quel pazzo pericoloso di Hegel: “Se la realtà non torna all’ideologia, tanto peggio per la realtà”. Vaglielo un po’ a dire a quelli che si sorbiscono matcha e Judith Butler col maglioncino di cashmere sussurrando io ti capisco cara, siamo così uguaaali noi due, così performative

Max Del Papa, 27 novembre

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