
Qui al bar siamo contrari a ogni censura, ma pure a scambiare i martiri veri con i martiri finti. Charlie Kirk ha pagato le sue idee con la vita; Jimmy Kimmel, al massimo, ha avuto un giorno libero e già ritorna a predicare in tv, con in più l’aureola di paladino del libero pensiero e di vittima del trumpismo.
Per carità: in una società libera, non si puniscono le parole. Dopodiché, un broadcaster può decidere di non mandare in onda la trasmissione di uno che dà dell’odiatore a un attivista politico morto ammazzato. Il controllo delle opinioni non è mai edificante; ma la facoltà di dirigere un’impresa a discrezione del proprietario o del manager resta sacrosanta, anche quando di mezzo ci sono valori costituzionali come la libertà d’espressione.
Davvero vogliamo trasformare uno showman milionario in un indifeso bersaglio del presidente americano? E davvero Donald Trump riuscirà a trasformare il Cattelan di New York nel nuovo leader della sinistra?
Il Barista, 24 settembre 2025
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