Prima di indignarsi per le mazzate e gli agenti in tenuta anti-sommossa che entrano nell’immobile occupato per sfrattare le povere famigliole coi bambini, sarebbe il caso di informarsi bene. E soprattutto si sentire anche l’altra campana.
Prima bufala: non è vero che gli appartamenti liberati saranno trasformati in B&B, come sostenevano gli attivisti per la casa. Non che la cosa cambi granché: la proprietà avrebbe il diritto, ovviamente, di farlo. Ma in questo caso l’appello anti-capitalista in stile Ilaria Salis, contro gli affitti brevi e la speculazione, c’entra come il cavolo a merenda. “Quell’immobile “non appartiene ad un’unica proprietà, il 90% degli appartamenti risulta locato ad uso abitativo con contratti a lungo termine, ad oggi solo due sono adibiti a bed and breakfast”.
Seconda bufala: non è vero che alle famiglie non è stato dato il tempo di trovare una soluzione alternativa. Anzi. “La proprietà – spiega l’avvocato in una nota – ha notificato disdetta dei contratti di locazioni alle famiglie nel dicembre 2022 per le scadenze, rispettivamente, del novembre del 2023 e del settembre 2024″. Parliamo di due anni di anticipo, roba inaudita visto che normalmente il preavviso non supera i sei mesi. Non solo. Secondo la proprietà, a differenza di quanto affermato dagli attivisti per la casa, “i successivi pagamenti non risultano regolari”. Inoltre in passato sarebbero stati convocati “tavoli sfratti alla presenza delle parti interessate” e più volte, tre volte per un appartamento e sette per l’altro, lo sfratto è stato rinviato.
Terza bufala: non è vero che alle famigliole non è stata fornita alcuna alternativa. “Gli assistenti sociali competenti hanno proposto in occasione di tre distinti rinvii soluzioni abitative di emergenza alle famiglie”, spiega l’avvocato, ma sono state “rifiutate, ritenute non idonee”. Che è un po’ come volere la botte piena e la moglie ubriaca: o mi trovi un’alternativa come voglio io, oppure ti occupo l’immobile. Non è così che funziona.
Quarta bufala: non c’è stato nessun blitz a sorpresa. Prima delle operazioni di sfratto si sono svolte “lunghe trattative tra le famiglie barricate all’interno degli immobili unitamente ad alcuni attivisti di Plat” e l’ufficiale giudiziario. Gli assistenti sociali erano già allertati e aspettavano le famiglie nei loro uffici “per collocarli in hotel”. Ma questi hanno preferito chiudersi nello stabile, rifiutando ogni trattativa e proposta. Inoltre l’ufficiale giudiziario ha chiesto più volte di aprire spontaneamente la porta informando che in alternativa avrebbero dovuto abbattere la porta o il muro. Inoltre “la data dell’esecuzione dello sfratto e le modalità con l’ausilio delle Forze dell’ordine erano ben note alle famiglie esecutate che avrebbero dovuto evidentemente tutelare in altro modo i minori evitando la loro presenza sul posto”.
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