
Ursula cede alla sinistra e veste la casacca pro-Pal. Una svolta necessaria per salvare la poltrona, considerando le minacce di sfiducia. Nel suo intervento sullo Stato dell’Unione al Parlamento europeo, la von der Leyen ha affrontato la questione del conflitto in Medio Oriente, sottolineando la necessità di un maggiore impegno da parte dell’Unione Europea. Diversi Stati membri hanno già intrapreso iniziative individuali, ma a livello comunitario la situazione resta bloccata: “L’Europa deve fare di più – la posizione della presidente della Commissione europea – Molti Stati membri hanno fatto progressi da soli. Da parte nostra, abbiamo proposto di sospendere parte dei nostri finanziamenti Horizon. Ma la situazione è bloccata senza una maggioranza. Dobbiamo superare questa situazione. Non possiamo permetterci di restare paralizzati”. Ma il peggio deve ancora venire.
Per superare lo stallo, la presidente ha annunciato un pacchetto di misure che la Commissione intende proporre. La prima prevede l’interruzione del sostegno bilaterale dell’Ue a Israele: “La Commissione farà tutto il possibile da sola. Sospenderemo il nostro sostegno bilaterale a Israele. Interromperemo tutti i pagamenti in questi settori, senza compromettere il nostro lavoro con la società civile israeliana o con Yad Vashem”. A ciò si aggiungeranno due proposte che saranno presentate al Consiglio: l’introduzione di sanzioni nei confronti di “ministri estremisti e contro i coloni violenti”, e la sospensione parziale dell’accordo di associazione tra Ue e Israele, limitatamente alle questioni commerciali.
Von der Leyen ha riconosciuto che le misure potrebbero incontrare resistenze: “Sono consapevole che sarà difficile trovare la maggioranza. E so che qualsiasi azione sarà eccessiva per alcuni. Troppo poco per altri. Ma dobbiamo assumerci tutti le nostre responsabilità: Parlamento, Consiglio e Commissione”. Nel suo discorso, la presidente ha anche annunciato l’istituzione, prevista per il prossimo mese, di un nuovo Gruppo di Donatori per la Palestina. Questo organismo includerà uno strumento specifico per la ricostruzione della Striscia di Gaza, nell’ambito di un’iniziativa internazionale che vedrà il coinvolgimento di partner regionali e si collegherà agli esiti della Conferenza di New York promossa da Francia e Arabia Saudita.
Infine, von der Leyen ha ribadito la posizione dell’Ue sul conflitto israelo-palestinese, riaffermando la visione europea di lungo periodo: “L’obiettivo dell’Europa è sempre stato lo stesso. Una vera sicurezza per Israele e un presente e un futuro sicuri per tutti i palestinesi. E questo significa che gli ostaggi devono essere rilasciati. Che ci deve essere libero accesso a tutti gli aiuti umanitari. E che deve esserci un cessate il fuoco immediato. Ma a lungo termine, l’unico piano di pace realistico è basato su due Stati. Che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza. Con un Israele sicuro, un’autorità palestinese vitale e la piaga di Hamas rimossa. Questo è ciò che l’Europa ha sempre sostenuto. Ed è tempo di unirsi e contribuire a realizzare questo obiettivo”.
Un cambio di marcia significativo ma che ha una spiegazione. Ursula vuole mantenere la poltrona di presidente del governo europeo. E senza una condanna ferma nei confronti di Israele, sostenuta da sanzioni e altri interventi, avrebbe rischiato grosso. La sinistra europea è in pressing da settimane e non sono mancate le minacce, nemmeno tanto velate. Recentemente i gruppi dei Socialisti e Democratici (S&D), dei Verdi e della Sinistra al Parlamento europeo hanno diffuso una dichiarazione congiunta nella quale si chiedeva un intervento immediato da parte dell’Unione europea in merito alla situazione a Gaza. Nel testo, i firmatari accusavano Israele di essere responsabile di un genocidio in corso nell’enclave palestinese. “Esistono prove evidenti che un genocidio è in corso a Gaza” il contenuto della missiva indirizzata ai vertici delle istituzioni europee: “La Commissione europea e il Consiglio europeo finora non hanno risposto con l’urgenza e la determinazione che i nostri trattati, i nostri valori e le nostre responsabilità richiedono”.
All’interno della dichiarazione venivano avanzate otto richieste specifiche rivolte alla leadership dell’Ue. Tra le proposte la sospensione delle relazioni commerciali privilegiate con Israele, lo stop alla vendita di armi da parte degli Stati membri, l’applicazione di sanzioni nei confronti dei coloni attivi in Cisgiordania e l’introduzione di misure restrittive nei confronti delle autorità israeliane ritenute responsabili di violazioni del diritto internazionale. Insomma, Ursula ha accettato diversi punti, cedendo alla pressione politica della sinistra.
Franco Lodige, 10 settembre 2025
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