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La teoria (vecchia di secoli) che Trump sta applicando alla pace

trump putin zelensky Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Nello Spirito delle Leggi il filosofo illuminista Montesquieu ipotizzò la possibilità che la pratica dei commerci facilitasse la civilizzazione ed allontanasse la guerra, poiché gli interessi economici, nella visione illuminista razionalista, dovrebbero prevalere sulla violenza. Diede a questa teoria il nome di “Doux Commerce”, dolce commercio, in virtù proprio del possibile “addolcimento” che lo sviluppo degli affari dovrebbe portare sulle civiltà e sui popoli. Fare affari sviluppa la razionalità e se un uomo è razionale cerca il proprio benessere e non la distruzione del prossimo.

Complesso esegeta postmoderno di tale visione sembra essere proprio Donald Trump, il quale ha impostato sulla matrice affaristica gran parte della sua politica estera. Da Gaza a Mosca fino a Pechino, nella mente del tycoon è il business ad orientare le scelte politiche ed esso può divenire anche portatore di pace. Non a caso i negoziatori dei piani di risoluzione del conflitto ursso-ucraino sono un immobiliarista (Witkoff) ed un ex banchiere ( Dmitriev); sempre presente nei viaggi all’estero è il genero del presidente USA nonché importante affarista di famiglia Jared Kushner e molta parte dei colloqui nelle stanze del potere russo ma anche ucraino consiste nello stabilire quanta terra ucraina ricca di materie prime comprare e rivendere.

Lo stesso dicasi per Israele con il patto di Abramo, interrotto dal pogrom genocida di Hamas e ora di nuovo caposaldo della nuova “pace” tra ebrei e arabi (il video della nuova Gaza generato con intelligenza artificiale è profetico). Anche in Cina è il commercio a farla da padrone negli accordi bilaterali, come quello sulla soia americana che Pechino dovrà importare in cambio di una drastica riduzione di fentanyl esportato verso gli USA.

Alla diplomazia si sostituisce un cinico ma concreto affarismo. Non è più il tempo dei Kissinger, a decidere la politica estera della più grande potenza del mondo sono gli immobiliaristi. Chissà che Trump non abbia davvero letto Montesquieu e che una teoria vecchia di molti secoli, reinterpretata in tempi burrascosi come quelli di oggi, non funzioni davvero, con buona pace di chi guarda sempre all’involucro e non alla sostanza.

Francesco Teodori, 25 dicembre 2025

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