
Qui al bar, ovviamente, ricordano tutti la testata di Zidane. Ma forse non sanno che, in Francia, c’è un’altra testa dura. Anzi, una testa di legno. Si chiama Emmanuel Macron e fa il presidente. È affetto da manie di grandezza – e in questo è molto francese. Vuol mettere su una coalizione di “volenterosi” per spedire truppe in Ucraina, ma poi il suo jet in dotazione agli indiani è stato abbattuto da un caccia pakistano Made in China. E non vuole che gli inglesi accedano ai fondi europei per gli acquisti e la produzione di armi.
Adesso pretende pure di dettare l’agenda al presidente degli Stati Uniti: va in Groenlandia a promettere che la difenderà dalle mire espansionistiche americane e mette il veto a Trump sulla mediazione di Putin con l’Iran. Qui al bar scherzano sul ceffone della moglie, ma i primi che sembrano non volerlo più sono i francesi.
Eppure lui fa, disfa, tuona, pontifica. Dove intravede un palcoscenico, prova a recitare il ruolo del protagonista. Farebbe tenerezza, se non risultasse un po’ indigesto. Come un cappuccino dopo mezzogiorno.
Il Barista, 16 giugno 2025
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